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Coppa del Mondo di Rugby 2015 : La Caduta dei Giganti

Claudio Fedele - 21 Settembre 2015
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Coppa del Mondo di Rugby 2015

La Caduta dei Giganti 

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La statua nei pressi del Twickenham Stadium, il più grande impianto sportivo di Rugby in Europa, considerato un vero e proprio tempio.

rugby-world-cup-England-2015-sport-supporter-holipromIl Mondiale di Rugby 2015 si sta mostrando come una sorpresa vera e propria, sotto alcuni aspetti, e pare suggerire con orgoglio, alle nostre orecchie, che verrà ricordato dai posteri come una manifestazione internazionale “rivoluzionaria” e,di conseguenza, straordinaria, dopo quanto accaduto nella sua prima giornata d’esordio. Resta il fatto, ovviamente, che siamo solo all’inizio, ed è fuori luogo fare delle supposizioni, in fondo abbiamo ancora un mese abbondante di sfide ed i gironi possono essere stravolti con facilità grazie ad una manciata di mete, il tutto può tornare alla normalità e i risultati raccolti dalle tante squadre, in alcuni casi degni di essere cantate dai bardi se fossimo in una 12033203_10153673702522174_2445072688549122353_nsocietà medievale, possono rivelarsi come delle mosche bianche isolate nello spazio e nel tempo, ma qualcosa, da chi il rugby l’ha vissuto e seguito negli anni passati con una certa intensità, è accaduto in questi tre giorni, lasciatevelo dire, dove hanno esordito (quasi) tutte le squadre del torneo.

Di questo inizio, che ha visto chiamate in causa gran parte delle nazionali partecipanti, apertosi venerdì sera, dopo una fastosa ma elegante cerimonia, allo stadio, nonché tempio di tale attività tipicamente di cultura anglosassone, Twickenham, gli spettatori e gli appassionati ne parleranno parecchio poiché le solide e solite certezze, in più di un’12039224_10153675655997174_871883949578934411_noccasione, sono letteralmente venute meno, il cuore ha accelerato i battiti in più di un match ed anche i giganti, dopo il loro dominio, sono caduti.

Potrebbe apparire un’iperbole, eppure non si potrebbe catalogare o descrivere in nessun altro modo, nella terra inglese si è fatta la storia, o quasi. L’hanno fatta di certo i Giapponesi, che si sono imposti con il loro gioco puntato tutto all’unione di un gruppo capace di muoversi con equilibrio e fare della compattezza un’arma vincente, capace di venire meno, contro il Sud Africa, a notevoli mancanze fisiche, riuscendo, allo scadere degli ottanta minuti, a battere un team considerato tra i più forti di sempre, ricevendo il giusto compenso da una battaglia che li ha visti sudare e versare sangue fino all’ultimo, samurai vecchia scuola, capaci non solo di cercare la trasformazione del pareggio, ma di andare a far meta, 12039274_10153675405192174_7620101933822297925_ntutti insieme, per scrivere una pagina indelebile di Rugby. La prossima World Cup la ospiteranno proprio loro, e, anche se dovessero non superare la fase a gironi, sono riusciti a mandare un messaggio: i nipponici ci sono, tremate!

Sulla scia di questa epocale impresa, dai contorni simili a quelli di un David contro un Golia, arriviamo alla Samoa contro gli Stati Uniti, partita tenutasi la scorsa domenica, all’ora di pranzo, dove i giocatori dell’Oceania hanno avuto a che fare con un gruppo affiatato di persone che nei momenti migliori sono riusciti ad impartire il loro gioco senza mai cedere. Gli States hanno commesso tanti errori, questo è vero, e le mancanze nella pulizia durante le ruck, così come il poco spirito di gruppo in alcune partenze hanno permesso ai samoani di portare a casa il risultato a loro favore, ma non è cosa da tutti i giorni vedere una delle squadre più forti, e costanti, tornare negli spogliatoi vittoriosa con solo nove 12042630_10153674048002174_1418819844052552291_npunti di distacco ed un 16 a 25 che, se non fosse stato per considerevoli mancanze, avrebbe potuto trasformarsi nel risultato opposto. Gli Stati Uniti hanno mostrato carattere.

Destino vuole che Tonga – Georgia abbia visto la vittoria, di misura, della seconda, e questo segna un altro aspetto invitante per questa World Cup, fresca, sotto molti punti di vista, di novità e soluzioni che, solo fino a poco tempo fa, si sarebbero dette impensabili. Il match in questo caso è stato conquistato dal gruppo, da una compattezza che si è 12003293_10153674049997174_3050916698832054449_nrivelata tale sul terreno di gioco fin da subito, dall’entrata in campo di una squadra, quella della Georgia, che fin dal primo minuto ha pensato di gestire un esordio in nome del sacrificio, senza andare alla ricerca di soluzioni individuali.

Un’altra grande sorpresa, di questa prima parte a gironi dell’ottava Coppa del Mondo, è stata l’Argentina, che tuttavia non è una nazionale così sottovalutata nell’ambito rugbistico, anzi, ma tuttavia, come ogni appassionato sa bene, ogni cosa viene ridimensionata quando il tabellone nello stadio di Wembley dice che i tuoi avversari sono gli All Blacks della Nuova Zelanda, forse la squadra più famosa su questa terra, che persino chi non sa cosa sia il Rugby sa chi sono e conosce 12009715_10153674048117174_2200162296553282703_nbene la loro particolare danza Maori che questi “guerrieri” compiono per intimidire l’avversario qualsiasi volta che sono chiamati a scendere in campo e dare prova del loro talento innato.

New Zeland – Argentina, ad ogni modo, si è rivelata essere una delle migliori partite degli ultimi anni mai viste in un mondiale, e da qui, ancora una volta,  nasce la natura particolare di una competizione che a questo giro può sembrare completamente atipica, dove la sensazione principale è che questo sport inizi, piano piano, a influenzare culture e costumi di paesi non solo anglosassoni, arrivando ad appassionare diversi giovani e dando alla luce innumerevoli talenti. Gli Argentini hanno perso contro la Nuova Zelanda (il risultato finale è di 26 a 16), ma a Londra, ieri pomeriggio, si è assistito ad una partita straordinaria. I Sud Americani hanno dimostrato, come il Giappone sopracitato, che a questo mondiale persino le leggendo possono venire meno, ed al di là del risultato finale, la squadra di Leonardo Senatore ha tenuto testa ai propri avversarsi per ben 65 minuti netti. Un match di puro sport agonistico, dove la nazionale Argentina, 12019821_10153676003497174_6194437797994083045_nconcedendo qualche punizione di troppo nel primo tempo, ha comunque tenuto a bada le forze della nazionale oceanica fino allo stremo anche grazie ad una meta e delle trasformazioni perfettamente calciate.

Ora toccherebbe all’Italia, sconfitta dalla Francia lo scorso Sabato, a prendere in mano il proprio destino, ad avere fiducia delle proprie capacità e giocare un rugby più pulito, unito ed intelligente. Perché Italia – Francia è stata forse una delle partite più brutte fino ad ora viste, anche dentro al campo, per certi aspetti, dove la sportività in alcuni frangenti è venuta meno e l’indisciplina l’ha fatta da padrone. Contro i transalpini sembra non esserci rimedio, nasce un “odio” eccessivo che può accendersi in rissa, sebbene non si sia arrivati a tanto, ma tale atteggiamento non migliora, come si è dimostrato, la situazione di difficoltà e la squadra di Masi avrebbe potuto, se avesse mostrato un po’ più di acume, diminuire lo svantaggio complessivo e realizzare qualche giocata efficace senza concedere uno spropositato numero di punizioni. Un dispendio generoso di energie, un team confuso e senza una vera e propria guida, che non può essere paragonata alla prova fatta dal Canada contro l’Irlanda, o dell’Uruguay contro il Galles, i quali hanno comunque mostrato tutto il loro coraggio e resistenza 11999056_10153673320442174_3410005431983580612_ncontro due delle squadre migliori al momento, sia mentalmente che fisicamente. Gli uruguaiani contro i dragoni rossi hanno resistito fino alla fine, uscendo a testa alta dal Millennium Stadium di Cardiff.

Con questi risultati, che chiudono parzialmente la prima giornata del torneo, mancano all’appello Scozia e Romania ad esempio, non si può non rimanere meravigliati dinnanzi ad una fusione di elementi che mantengono saldi alcuni principi e valori del rugby a quindici e ne costruiscono altri. Venti anni fa era impensabile credere che l’Argentina potesse tenere sotto controllo una generosa porzione di gioco contro gli All Blacks, andando negli spogliatoi, a fine primo tempo, in vantaggio; oggi non solo i Sud Americani sono riusciti a tenere a freno i Neozelandesi, ma hanno fatto onore al proprio paese ed allo sport, dimostrando la mondo intero, come il Giappone, che l’impegno paga e che il rispetto in campo te lo puoi guadagnare, così come gli scroscianti applausi, anche se non sali in cima al tetto del mondo con una coppa in mano. Le lacrime, scese, durante l’inno, sui volti di molti giocatori hanno dato prova dell’importanza di questa cerimonia, che non smette di stupire ed esaltare, nella sua più brutale bellezza.

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