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Cultura ed individualità “da Cani”

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I Cani: l’immagine non immagine del gruppo non gruppo. 

Nell’estate del 2010 sul sito SoundCloud, un gruppo chiamato I Cani carica due brani con il nome “I pariolini di 18 anni”  e “Wes Anderson”.

Ad attirare la curiosità di molti, oltre che la voce stridente del cantante, i testi caotici e la ripetitività dei ritmi e delle armonie vagamente cacofoniche, caratteristiche delle due tracce, furono l’anonimato del gruppo e l’immagine con cui esso si presentò. Sembrava che non ci fosse nessuno che ne volesse riconoscere la paternità, nessuno che volesse dire di farne parte e nessuno sembrava sapere chi vi fosse dietro quelle foto di animali a quattro zampe.

Un vero e proprio mistero. 11009072_10205072528006271_526503487_n

Tra i commenti c’è chi grida al genio, chi grida all’Hipster e chi non sa se esprimere divertimento o stupore. “Magari il nome non è il massimo, ma con una canzone su Wes Anderson mi avete preso per il cuore :)”. Il pubblico giovanile sembra apprezzare molto quella Band anonima e agli ascoltatori senza dubbio piace che dietro quelle tracce così originali ci sia un velo di “mistero”. Il gruppo intanto acquisisce popolarità, pubblicizzandosi sul web mediante videoclip caricati su Youtube e sul sito Weird, che presenta il singolo Hipsteria usando queste parole: “Si chiamano semplicemente “I Cani” e sembrano il gruppo di cui si parlerà nei prossimi mesi, per un semplice motivo: sono bravi, molto”.

La prima esibizione live avviene nel 2011 a Roma e poco dopo “I Cani”, utilizzando ancora una volta una spiccata dose di autoironia, presentano il loro album di debutto intitolato “Il sorprendente album d’esordio de I Cani”; l’identità del cantante e degli altri musicisti rimane però ancora celata al pubblico, (pubblico a cui essi tengono ancora nascosti i propri volti con dei sacchi di cartone) e verrà poi svelata soltanto in un concerto nell’estate dello stesso 2011, in cui ogni maschera verrà (letteralmente) gettata, malgrado Niccolò Contessa, l’ideatore del progetto, deciderà di continuare a mantenere l’anonimato.

I testi presenti all’interno dell’album parlano di subculture giovanili, usando, spesso in termini contraddittori (e altrettanto spesso scadendo nel non-sense), etichette generiche, luoghi comuni e stereotipi che riescono a rendere le stesse tracce delle caricature di un mondo pieno di immagini, di relazioni virtuali e individualità assemblate, per usare un’immagine familiare, “come i mobili dell’Ikea”; identità che fanno riferimento a vari modelli di stile, valori, politiche e credenze ricucite in un collage di presunta originalità, che ogni individuo sceglie per sé stesso.

Sull’individualità il messaggio che ci comunicano i protagonisti descritti dai testi è molto chiaro: “Non importano le contraddizioni, basta essere originali”. La modernità descritta è quella che risponde ad un “conformismo delle originalità”, dove le persone conformi sono quelle che riescono a divergere, dove la tendenza è quella di scegliere costumi e identità “alternative” e quelle identità “alternative”, emancipate e accompagnate all’aggettivo “trendy”, rientrano, alla fine del loro processo di ascesa, a far parte del conformismo dal quale si volevano distaccare. Paradossale come questa processo di “conformismo dei costumi anticonformisti” è la scelta di Niccolò Contessa: il gruppo non ha un immagine, ma se la costruisce, analogamente a come accade nello scenario contemporaneo. L’immagine di “mercato” del gruppo è infatti una “non immagine”, un’immagine di cani, un’immagine di niente.

Niccolò Contessa risponde così ad un’intervista pubblicata sull’Unità nel 2011: “Vediamo ogni giorno troppe band, troppi nomi, troppi servizi fotografici, troppe facce. Credo che il pubblico sia desensibilizzato all’immagine di band e alla rappresentazione classica di band, quindi conviene puntare su altro, ad esempio foto di cagnolini.”. E’ stata proprio questa una delle più grandi fortune del gruppo: l’immagine creata è un’immagine efficace, il nome è difficile da dimenticare e basta ricordarsi che le copertine dei due album e i video dei brani caricati  sul web sembrano non seguire una logica precisa. Certamente non godranno mai della notorietà di altri gruppi o cantautori italiani, ma senz’altro il loro messaggio è efficace per un pubblico stanco d’icone e di pubblicità, che ricerca la pace in un gruppo “anonimo”, in “un gruppo non gruppo”e  nei testi di qualche scrittore che non gliene importa niente di “chi la sa lunga”, ma che vuole “raccontare perché anche il poco che sa è meglio di niente”, ma soprattutto per un pubblico che si sente chiamato in causa dalla descrizione, nonché dallo stile descrittivo, dei testi di Niccolò Contessa.

Per questo la fortuna de “I Cani” è proprio nella non immagine, nell’umiltà con cui il gruppo è nato e nell’autoironia con cui si rappresenta. L’immagine pop per essere efficace si tramuta in un’immagine assente, in un’immagine non  pop, andando così a toccare una solida realizzazione artistica con una non-rappresentazione di sé stessa.

K.Haring "Tutto Mondo"

K.Haring “Tutto Mondo”

Il gruppo dal 2011 fino ad oggi si è svelato sotto il nome di Niccolò Contessa e dei suoi collaboratori musicisti ed ha pubblicato oltre che al “Il sorpendente album d’esordio dei cani” anche un altro album nel 2013: “Glamour”. I due presentano molte differenze dal punto lirico e pochi dal punto di vista musicale.

Il mio intento sarà, nei prossimi articoli, di occuparmi soltanto di alcune tematiche messe in evidenza con una semplice analisi delle liriche, tralasciando di conseguenza la componente musicale di cui non mi ritengo affatto esperto.

Gabriele Bacci