13 Dicembre 2019

La voce della nuotatrice statunitense Diana Nyad, classe 1949, trasmette una sensazione di autorevolezza granitica anche quando, di tanto in tanto, per stemperare la tensione del proprio racconto, si scompone in battute ironiche e mai banali.

Il video che la riprende mentre, in occasione di un TED Talk del 2013, narra la sua esperienza, è stato trasmesso a Livorno, in base al format TED Salon e nell’ambito degli eventi che stanno preparando la città labronica al TEDX che vi si terrà tra meno di un mese, il 20 novembre del 2018, eppure sembrava che la donna si trovasse fisicamente lì, in Largo dei Valdesi, tale era la forza espositiva con cui descriveva, con dovizia di particolari, l’impresa che l’ha resa famosa in tutto il mondo.

Nyad, infatti, all’età di sessantaquattro anni, il 31 agosto del 2013, dopo ben quattro tentativi falliti in precedenza, è riuscita ad attraversare a nuoto, in circa cinquantatré ore e con una muta e una maschera anti-medusa come uniche protezioni, le centodieci miglia, pari a poco meno di centottanta chilometri, che separano l’Avana da Key West, situata sulla costa della Florida.

Si è trattato, indiscutibilmente, di una prova di resistenza fisica e psicologica ai limiti del sovrumano, come la stessa Nyad, durante il racconto, ha riconosciuto, non esitando a confessarne anche i particolari più forti, tra cui il momento in cui i membri del team di supporto, preoccupati per il deterioramento delle condizioni della sua gola, erano giunti a ipotizzare l’opportunità di una tracheotomia d’emergenza, ma il vero messaggio diretto agli ascoltatori, quello più genuino e più autentico, non riguarda la traversata in quanto tale, bensì tutto ciò che l’ha resa possibile, a partire dai già citati fallimenti dei precedenti tentativi, passando per i momenti di difficoltà e per gli allenamenti, senza dimenticare il ruolo fondamentale ricoperto dalla succitata squadra, capitanata da Bonnie Stoll.

Citando gli antichi greci, la nuotatrice ha ribadito una massima che, pur essendo ormai inflazionata, anche grazie al suo diffuso utilizzo in ambito cinematografico, rimane una delle più grandi intuizioni mai partorite dalla mente umana: non è importante la destinazione finale, bensì il percorso seguito per raggiungerla. Concludendo l’esposizione, infatti, Nyad ha fieramente affermato che l’essere riuscita a sopportare un percorso tanto duro, senza mai arrendersi, da cui il titolo del suo intervento, “Never ever give up”, le ha permesso di camminare a testa alta come mai prima di allora, diventando, perciò, una persona migliore, più forte e più completa, a dispetto dell’età.

Un racconto tanto appassionato non può che rappresentare uno stimolo per i giovani del nostro Paese e, in particolare, della città di Livorno, troppo spesso abbattuti dalla sfiducia in un mondo in cui niente sembra più possibile. Esempi come quello di Diana Nyad insegnano che, con la forza di volontà e con la ferrea volontà di non arrendersi mai, anche ostacoli apparentemente insormontabili possono essere affrontati e, infine superati, poiché, nella vita, come la stessa nuotatrice ha enunciato, citando Socrate, “essere è fare”.

Summary
Event
TedxSalon
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