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Il pregiudizio che rovina un reboot

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dmc-devil-may-cry-hd-wallpaper[1]In questo ultimo periodo che ci separa dall’ avvento della next-gen di console, abbiamo visto un “ritorno alle origini” nel mondo videoludico. Giochi nati in due dimensioni che si evolvono in 3D e che, dopo qualche flop,  ritornano in 2D e anche qualche riscoperta di alcuni brand lasciati nel dimenticatoio per addirittura due generazioni di videogiochi. La forma con cui alcune vecchie glorie ritornano allo splendore è grazie ai reboot.  In parole povere, un reboot è un nuovo inizio di un brand famoso, (in ambito fumettistico, videoludico oppure cinematografico), che ha una grande storia alle spalle, ma per una carenza di idee o per aver infittito troppo la trama non riesce più ad andare avanti. Lo si vede spesso nel mondo dei fumetti, dove saghe storiche vengono riscritte quasi da capo, principalmente per far assaporare le varie vicende anche ai più giovani. Nell’ universo videoludico questa forma di riadattamento è stata utilizzata molto spesso negli ultimi anni: Rayman Origins e Tomb Raider sono gli esempi più lampanti, che hanno riportato alla ribalta brand che stavano lentamente colando a picco.

Ma una delle domande che posso venir fuori in questi casi è: un reboot è davvero tutto rose e fiori e quindi esente da difetti? Ovviamente no.

In realtà questi giochi “riadattati” sono criticati da quelle persone che sono fan di vecchia data di quel titolo; riadattare infatti significa anche portare, nella quasi totalità dei casi, ad un livello di difficoltà inferiore, per poter vendere di più e per rendere l’accesso a quel brand più agevole rispetto a vecchi titoli del passato; un altro difetto è il nuovo stile di gioco, magari differente dal passato, che porta i giocatori più vecchi a storcere un po’ il naso e considerare il tutto almeno  inizialmente in maniera negativa; la scelta, il più delle volte, di modificare alcuni punti della storia, che può infastidire sempre i fan più sfegatati. Ciò nonostante, molti reboot hanno avuto successo, riuscendo a soddisfare anche i palati più abitudinari e i più raffinati.

Devil May Cry,  DMC [Devl May Cry], è stato uno dei reboot più discussi e criticati. Devil May Cry è un gioco d’azione, nato “per caso” dalla mente di Shinji Mikami, il creatore di Resident Evil; infatti, Devil May Cry è stato creato partendo da un gioco che doveva inizialmente essere il seguito di Resident Evil 3, ma notando l’ allontanamento drastico dai canoni della serie, Mikami decise di creare questo nuovo gioco, che ebbe un clamoroso successo. Ha avuto tre seguiti, anche se ci fu uno “scivolone” sul secondo capitolo, lasciato davvero a se stesso. Il ritorno in grande stile è stato grazie al terzo capitolo della saga, uno dei migliori. Dopo un quarto capitolo molto ben fatto, ma leggermente al di sotto dei canoni di Capcom (la casa di sviluppo del gioco) optarono per un reboot, al fine di modificare alcune meccaniche e per ridare una lucidata alla storia della saga, che col quarto capitolo sembrava essere ad un punto morto. Perché modificare le meccaniche di gioco? Devil May Cry è stato uno dei primi giochi ad utilizzare un sistema di combo molto veloce e mettere un sistema a punteggio per la varietà di combo effettuate. Famosa è anche la possibilità di sparare con le due pistole in dotazione al protagonista una quantità pressoché infinita di proiettili rinominata dai giocatori come “bullet dance” o danza del piombo. I vari titoli hanno ovviamente migliorato questo sistema di giochi, aggiungendo di volta in volta sempre più armi e sempre più combo da effettuare in una singola battaglia. E’ una caratteristica chiave di questo gioco, che ovviamente nel reboot è stata mantenuta, portandola però su di un altro piano. Il gioco è diverso ovviamente e porta delle modifiche che a mio parere migliorano il titolo, rendendolo meno macchinoso, più intuibile e soprattutto più frenetico.

DmC-Devil-May-Cry-Logo[1]Allora un’ altra domanda sorge spontanea:  se il reboot ha mantenuto l’anima del gioco, perché è stato criticato tanto? Per il protagonista. Attenzione, questo non significa che abbiano cambiato il protagonista, poiché uno degli elementi fondamentali in un reboot è mantenere dei punti chiave con la versione precedente, altrimenti non saremo in presenza di un reboot, ma di gioco nuovo; non hanno messo un protagonista diverso, ma  hanno diversificato l’ aspetto, cambiando il taglio ed il colore dei capelli e rendendolo più volgare, pur mantenendo lo stesso carattere; inoltre ha sempre due pistole e uno spadone che utilizza per combattere i suoi nemici. Per colpa di questa scelta, il gioco è stato “martirizzato” dai suoi stessi fan, prima ancora della sua uscita, influenzandone le vendite.

Il gioco, come gameplay, è ben fatto, lo ritengo forse uno dei migliori giochi creati per questo brand, ma è stato scartato e snobbato per via di questo leggero cambiamento, come se il vecchio protagonista fosse l’anima del gioco e non la meccanica stessa del gioco. Questo giudizio ha quasi distrutto un ottimo gioco. Paradossale è il fatto che le persone che ritengono  DMC un gioco pessimo, o quasi, non lo abbiano neanche provato. La nostalgia di un personaggio è diventata pregiudizio, rischiando di rovinare l’ intero lavoro, facendo si che vendesse meno di quanto sperato. Il recente rilascio di un DLC (Downloadable Content, ovvero contenuto scaricabile) fa sperare in un possibile secondo capitolo, magari più fortunato del reboot, così da poter risollevare un titolo ingiustamente criticato prima ancora di essere provato.

Lorenzo Rastelli