14 Dicembre 2019

In Italia siamo ormai abituati ai costanti cambi di opinione delle forze politiche. Si sa, la mediazione e il compromesso sono da sempre la base del fare politica. Si parte a livello di partito, dove è essenziale trovare una sintesi tra le diverse posizioni o correnti interne, poi a livello di parlamento, quando nell’assenza di maggioranze precise si viene investiti dalla responsabilità di dare un governo al paese. Questo chi fa politica lo sa, lo mette in conto. Allearsi, mediare e fare compromessi espone i politici a incoerenze, sacrifici del proprio programma, malcontenti da parte dei propri elettori, critiche. Ma c’è una parola che da qualche anno a questa parte fa tremare parlamentari ed elettori di ogni schieramento: è il tanto temuto “inciucio“.

La prima volta che il termine inciucio venne usato in politica fu nel giugno del 1997, in riferimento “Patto della crostata“, cioè all’accordo sulle riforme istituzionali siglato tra Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema in occasione di una cena a casa di Gianni Letta , accordo avvenuto – si narra – proprio al momento in cui la signora Letta stava servendo il dolce ai presenti, da lì il nome “della crostata“. Da quel giorno il termine inciucio divenne un riferimento giornalistico usato e abusato, spesso anche a sproposito, per definire ogni accordo di palazzo che riguardasse il cambio di posizione, la spartizione di poltrone tra gli stipulanti, e ogni accordo o mediazione tra forze politiche diverse.

Questa dialettica dell’inciucio, soprattutto negli ultimi anni è stata utilizzata in campo giornalistico dal Fatto Quotidiano – in prima linea Travaglio, Scanzi e Gomez. In campo politico dal Movimento Cinque Stelle e in un secondo momento anche dal resto della stampa e dalla destra di Salvini e Meloni. Così fu definito anche il Patto del Nazareno, che sempre per le riforme istituzionali, venne stipulato tra Renzi e Berlusconi, sancendo il breve appoggio di Forza Italia al governo Renzi, fino alla spaccatura sopraggiunta al momento dell’elezione di Mattarella. In quel caso si parlò di “inciucio Renzusconi“.

 

La fine dei compromessi e l’inizio dell’inciucio

Va detto che fin dai tempi della prima repubblica, in primis in sede di assemblea costituente, il parlamento fu pensato proprio “ad opera di inciucio”. Mi spiego meglio: quello che per anni ci hanno fatto credere essere un’anomalia, un tradimento del sistema, altro non è che la normale prassi su cui si dovrebbe basare una repubblica parlamentare come la nostra, che almeno in teoria dovrebbe essere basata sul  dibattito parlamentare e sul confronto tra forze diverse. In poche parole, in questi anni abbiamo creduto che fare compromessi, mediazioni, leggi condivise fosse un qualcosa di alieno e ingiusto, quando invece non è così che è stata pensata la nostra Repubblica.

La nostra Repubblica piuttosto si basa sul ruolo primario del parlamento e del dibattito parlamentare, sulle leggi di iniziativa parlamentare, piuttosto che sull’azione di governo. Ora c’è chi come me magari ravvisa l’impossibilità che un sistema democratico basato su questi presupposti regga nella modernità, soprattutto in questi tempi dove il mondo va veloce e la politica non riesce a stare allineata e a legiferare tempestivamente. C’è anche chi ha proposto il passaggio ad un modello presidenziale, o chi come Craxi o Renzi hanno proposto di cambiare la costituzione per cercare di snellire questo processo. Ma queste linee non sono mai passate.

 

La dialettica dell’inciucio

Dunque vien da sé dire che in una repubblica parlamentare l’inciucio, usato nell’accezione positiva di “mediazione”, dovrebbe essere la prassi, ma così non è stato per varie ragioni: maggioranze di governo consistenti che potevano governare da sole (anche se per periodi piuttosto brevi), premi di maggioranza poi rivelatisi incostituzionali (si veda porcellum e italicum). Insomma, in un sistema dove la mediazione dovrebbe essere la prassi, l’inciucio fa indignare.

Fa indignare fomentato dall’idea del fine con cui viene fatto: spartirsi le poltrone per sopravvivere, far sopravvivere i privilegi della classe politica, tutto contro i cittadini onesti e le forze di cambiamento.

Queste dinamiche e queste dialettiche non sono nuove, le abbiamo sempre viste, persino i filosofi greci parlavano dell’eccessiva soggezione della democrazia a pericoli di delegittimazione della classe politica, ad opera di capipopolo risentiti che strumentalizzano il malcontento popolare contro la casse dominante. Tutto verte a contestare i privilegi di chi comanda, di chi governa, il fine è quello di prendere il potere in nome dell’onestà e del bene comune, per poi scadere verso un governo del terrore, una tirannia o un totalitarismo, sempre ad opera degli stessi capipopolo che hanno guidato quel rovesciamento di potere. Hanno utilizzato tattiche comunicative molto simili i giacobini durante la rivoluzione francese, Mussolini e Hitler negli anni ’20 e ’30, la Lega Nord di Bossi alla sua nascita.

La stessa “minestra comunicativa” viene servita e ri-servita durante la storia, oggi più che mai in chiave nuova dal Movimento, grazie all’ausilio del web e delle nuove forme di “partecipazione da tastiera”, condite da qualche principio di democrazia diretta rousseauniano, peraltro riconfermato nel primo discorso dal Presidente Fico.

Ma torniamo a noi: l’inciucio non è che il simbolo dei “governanti cattivi” che si disinteressano ai problemi del popolo per fare i propri interessi. Così Renzusconi è il governo della spartizione di poltrone. Gentiloni idem. Un Renzi bis, se avesse vinto il 4 marzo pure. Tutti sono cattivi, tutti vogliono l’inciucio per farsi i fatti propri. Tutti tranne – guardate caso – il Movimento 5 Stelle, il vento nuovo della politica, i duri e puri. Quelli che “mai con i condannati”, mai con chi fa leggi ad personam, no agli inciuci.

Proprio ieri Papa Francesco, in occasione della Domenica delle Palme, ha parlato dei sacerdoti del tempio che manipolano il popolo per condannare Gesù, aizzandoli a gridare: “crocifiggilo, crocifiggilo!“. Dice il Papa: “è il grido di chi manipola la realtà e crea una versione a proprio vantaggio per ottenere i propri scopi“. Mai parole più chiare nel Vangelo, il libro tanto caro a Salvini.

 

La casta del renzusconi e la casta Salvini-Di Maio

Insomma torniamo al focus e diciamoci la verità, gran merito dell’ascesa di Grillo e del M5s è racchiusa proprio nel polverone di anti-politica sollevatosi attorno alla casta del renzusconi: politici senza pudore che tradivano i loro elettori per spartirsi le poltrone e fare i loro interessi in maniera spregiudicata, cariche istituzionali che favoriscono i propri parenti, guadagnano troppi soldi e sguazzano nei privilegi da mattina a sera. Questo è stato il mantra grillino (e del Fatto) per molti anni. Almeno fino a pochi giorni fa.

Perché M5s  e Lega tutto ad un tratto hanno cambiato posizione, e si sono accordati con Berlusconi per eleggere alla presidenza del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Ora, niente da dire sulla necessità di un accordo sulle presidenze, però va evidenziato un fatto: più casta della Casellati non c’è nessuno. Sua figlia assunta al ministero, membro laico della Consulta, avvocato di Berlusconi, in parlamento dal ’94, stipendio, vitalizio, privilegi di ogni tipo. Insomma diciamoci la verità: la Casellati è il volto per eccellenza della casta.

Il nostro obiettivo era eleggere Fico alla Camera“, ci sono riusciti, certo, dando in cambio la loro purezza. “Se Di Maio fa il governo con Salvini diventerà l’uomo più scortato d’Italia” dice Travaglio dall’Annunziata. Non ti preoccupare Marco, in Italia la memoria è breve.

Sicuramente appellarsi al “no agli inciuci” è facile quando si sta all’opposizione e si vuole aumentare il consenso, il problema è che la minestra cambia quando ci si scontra con la realtà del governo. Così cade la prima illusione: la spartizione di poltrone sulla presidenza delle camere.

 

Inciucio è quando Mattarella fischia

Sempre ieri sul Fatto Quotidiano, uno dei principali teorici anti-inciucio, Andrea Scanzi, parla di “normale accordo istituzionale“, un accordo che secondo Scanzi non ha niente dell’inciucio e dello spartimento di poltrone. Chiedo al caro Andrea cosa sia uno spartimento di poltrone se non effettivamente dividersi le due poltrone più  importanti: quelle di Camera e Senato.

Tuttavia ancora una volta devo chiedere scusa al lettore, perché personalmente non trovo niente di strano in questo accordo, sinceramente non avrei niente da criticare ai 5 Stelle. Se le maggioranze sono queste è normale agire verso un accordo. Il problema non sta qui, il problema oggi è di credibilità e coerenza. Sono abbastanza convinto che in politica la coerenza non conti troppo: le posizioni possono essere riviste, il politico può cambiare idea, seppur perdendo consensi. Penso piuttosto che la vera virtù politica sia l’essere credibili. Renzi probabilmente ha perso perché non è riuscito ad essere credibile, non perché sia stato incoerente, altrimenti il M5s sarebbe già al 10% oggi, visti i numerosi cambi di idee sul proprio programma.

Anche i puristi del Movimento, in accordo con Andrea Scanzi, sostengono una istanza su tutte: questo è un normale accordo istituzionale, inciucio è quando si spartiscono le poltrone rinunciando a parti del proprio programma. Benissimo, allora inciucio non è finché Mattarella non fischia, cioè fin quando non darà a Di Maio e Salvini l’incarico per fare un governo di coalizione, sostenuto pure da Forza Italia. Ma quando fischierà sarà ormai troppo tardi per qualsiasi “ve lo avevamo detto”.

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