12 Dicembre 2019

La Grande Bellezza

Jep Gambardella non piace al colto pubblico Italiano

The-Great-Beautybds2 Marzo e 4 Marzo 2014. Sembrerebbero due date a caso, e forse paradossalmente lo sono, se non fosse che la prima corrisponde alla ormai passata notte degli Oscar a cui abbiamo dedicato più articoli di quelli che in realtà si meriterebbe, anche se forse per quel che vi si è visto all’interno è giusto averle dato una certa importanza. Tante sorprese ed avvenimenti al Dolby Theatre: DiCaprio ancora lontano dall’ambito premio, pizza e tovaglioli serviti nel bel mezzo dello show seguiti da star fameliche (Meryl Streep aveva una fame da lupi!) ed attori trasformatisi in sommelier per poi finire tutto nella Selfie più ritwittata della storia; ma pizza e foto a parte, per il popolo italiano il 2 Marzo segna il ritorno in pompa magna del bel paese sul podio con il riconoscimento a The Great Beauty (metto il titolo in inglese perché tra ieri ed oggi quello italiano l’ho letto così tante volte da farmi venire la nausea, tanto che Sorrentino adesso sta facendo a gara con DiCaprio per il numero di Post in cui è citato) dopo ben 15 anni da quel La Vita è Bella di “Roberto, Roberto!” Benigni che allora vinse anche il premio del Miglior Attore Protagonista, dell’Oscar per il miglior Film Straniero, battendo film come Il Sospetto (Danimarca).

Los Angeles, 1999. Tempi gloriosi quelli, anche se il caro Bob ha pagato molto per la sua irrefrenabile allegria che l’ha portato a saltare sulle poltrone da una parte all’altra del Dolby Theatre: di fatto nessun suo film in America è stato più apprezzato e da allora gli americani ci prendono sempre più in giro per i nostri prodotti…aspettate, mi correggo: da allora gli americani non sanno nemmeno più che l’Italia esiste cinematograficamente! Fortuna che abbiamo gente come, Bertolucci, Garrone, Salvatores, Tornatore e Paul Sorrentino, napoletano doc, nonché già regista de Il Divo (che continuano a dare su La7 ma che nessuno si fila più sebbene abbia vinto il premio a Cannes!). Insomma prima della candidatura all’Academy nessuno si interessava all’ultima fatica di quest’ultimo, anzi, molti critici l’attaccarono pesantemente e spararono a zero su di essa: troppo “Felliniano”, troppo retorico ed astratto, un film fuori dal tempo e completamente sbagliato.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: chi scrive il presente articolo non pensa, a grandi linee, assolutamente che La Grande Bellezza (si, l’ho scritta, pace!) sia questo gran capolavoro, ma rimane comunque contento del prodotto realizzato e portato a termine da uno dei migliori autori italiani del momento, sebbene, come era ovvio immaginarsi, ci siano all’interno dei momenti un po’ lenti, 28604id_052-0f70ae92f82b15174d7ba5bd960914e2c13d9003-s6-c30il film non goda di ritmi forsennati e sia impostato in modo tale da piacere sopratutto per determinati motivi all’America, in primis la decadenza (ricordo però inoltre che personaggi come Scorsese hanno più volte ripetuto di essersi ispirati ai tanti grandi artisti del nostro paese e che quindi un certo peso nel cinema l’Italia l’ha o per meglio dire “l’ha avuto”). Ad ogni modo questo prodotto è comunque un qualcosa che porta a riflettere, che ha una sua anima ed una sua (anti) morale di cui si fa manifesto e della quale vuole farsi portavoce! A me, poi, dell’Oscar non importa nulla perché mentre la Medusa Film ha pagato e gongolato per arrivare a Los Angeles ed ha impiegato anni per far tornare un film sul carro dei vincitori l’industria italiana è cresciuta (e al contempo decresciuta sopratutto) ed ha comunque sfornato bei lavori (ma a volte tanto sconosciuti ed indipendenti che sono reperibili solo ed unicamente su youtube).  Lasciamo, dunque, stare il riconoscimento in sé e concentriamoci adesso su un altro aspetto sempre legato a questa pellicola: il pubblico.

Se, di fatto, i giornali in un primo momento (ricordo un certo giornalista de Il Messaggero in una video-recensione con il redattore del sito Badtaste ad esempio) hanno criticato l’opera di Sorrentino, i più ora hanno gridato a gran voce al miracolo, alla consacrazione ed alla rivelazione sicuri che Internet e gli altri Media avrebbero messo in ombra tutte le parole dette in precedenza da loro stessi. the-great-beauty-5Quello che mi ha sorpreso è stato, tuttavia, l’atteggiamento del pubblico, che inizialmente, il mattino del 3 Marzo, con gli occhi pieni di cispe, mezzi addormentati e rossi di sangue, ha gradito la vittoria, mentre la sera del giorno dopo, quando Mediaset (che ha prodotto il film) l’ha trasmesso in chiaro a tempo di record,si è lasciato andare, i più ovviamente, a tutta una serie di critiche e offese di primo ordine, magari in un primo momento speranzosi di vedere Toni Servillo su una vespa a fare un giro in Piazza Navona e raccontare barzellette su Berlusconi ed il Papa alla Ferilli o Verdone.

Così eccolo il risultato, triste e desolante, di quando un film viene messo in luce in un secondo momento, proposto alle persone, e che prima senza tante cerimonie era stato praticamente lasciato alla deriva e a se stesso, conscio di non aver avuto l’onore di essere sulla bocca di tutti. Invece The Great Beauty adesso è diventato essenzialmente un prodotto d’elité, un lavoro che solo pochi possono apprezzare e ancora meno possono comprendere nonché una fonte di guadagno per turisti e allocchi ( a breve saranno visitabili a Roma le location del lungometraggio! Ma allora preferivo fare una capatina al Colosseo 10 anni fa quando uscì Il Gladiatore!). Il problema di fondo a tutto questo è l’ignoranza e l’arroganza. 01660.jpgNon è sbagliato avere un’opinione di un qualcosa, sia esso un dipinto, una scultura o un film. E’, secondo me, errato dire la propria solo per il gusto di dirla, esprimere un parere verso una forma di arte (si, il cinema è arte) che magari non si è nemmeno finita di vedere o capire. Allora eccoli i commenti salienti del mercoledì del colto popolo italiano (medio): Che schifo, la grande schifezza, la grande bellezza dove la vedono i critici?, Oddio ma che noia e che barba!, una Merda!, la grande bellezza sta al cinema come il sole sta alla luna etc, Però la canzone della Carrà all’inizio è ganza dai!…

Ed è proprio così che si perde il senso critico, si perde la serietà e si perde anche un po’ di dignità. Quando non si vuole, talvolta, ammettere che un qualcosa non ci piace ma che comunque diciamo il contrario per tendenza o che non riusciamo a comprenderlo appieno e di conseguenza lo offendiamo senza logica o ritegno, quando non mettiamo in pratica la consapevolezza che noi siamo un insieme di persone che per troppo tempo siamo state abituate al pattume ed alla merda per saper anche solo comprendere un qualcosa di più concreto. Allora, che senso ha vantarsi di essere i maestri del cinema, di essere il popolo di Fellini, di Mastroianni, di film come Otto e Mezzo o di aver avuto poeti e scrittori come Pasolini, Montale e Quasimodo quando nemmeno riusciamo ad avere la pazienza (ma sopratutto la sensibilità) di vedere una pellicola il cui tema principale è quello della decadenza e della condizione esistenziale e costruire su di essa critiche sensate? Ci meritiamo a questo punto i programmi che ci offrono, meritiamo di credere che alcune rappresentazioni siano destinate ad un numero di prescelti, quando invece sono fatte per essere apprezzate da tutti e possono essere viste da ognuno di noi. spoiler-la-grande-bellezza-apertura-2-638x425Meritiamo di assistere a chi in televisione fa della retorica e meritiamo, sopratutto, di avere un cinema scadente perché quello è così tanto semplice da capire e così banale che i soldi a Ruffini e compagnia bella gli e li diamo comunque ed usciamo dalla sala con i volti gai per aver visto due o tre paia di tette completamente rifatte, una scena di sesso girata da cani ed un culo che è tanto finto da sembrar essere ritoccato male al computer in post produzione.

Concludendo il tutto, non mi importa, obiettivamente, se la pensate o meno come me, se sono forse meno democratico di altri o se ho pensato anche solo per un istante che La Grande Bellezza sia un buon ( e sottolineo BUONO) film e di dire la mia opinione in mezzo a tanti bei pareri fondati, sta di fatto che è davvero frustrante assistere oggigiorno ad una spaccatura così marcata e così superficiale per contenuti di persone che si sentono Dio dietro ad un computer, che vogliono fare i critici con le loro pagine dedicate alla settima arte (ma che non hanno il coraggio di metterci né il volto né il nome tanto sono intellettualmente nobili e incredibilmente sapienti) ma che poi vanno avanti a Pieraccioni, Michael Bay e Transformers e nei momenti di lucidità vedono Tarantino non perché sia bravo ma solo perché fa moda. la grande bellezza 2

Questo è il pubblico, questo è il nostro grande paese e la nostra arroganza, ove tutti dicono la loro e dove ognuno si sente preso in causa tanto da sentirsi offeso ad ammettere i propri limiti. Chi ha scritto questo articolo ha visto 3 volte il film di Sorrentino ed ancora non si sente di dare un giudizio chiaro e netto, non tanto perché non l’abbia capito, ma perché a volte mancano le basi e non si sente pronto di dire la sua al momento ed in modo ufficiale. Il resto sono solo chiacchere da Bar e commenti su Facebook!

“Finisce sempre così, con la morte, prima però c’è stata la vita, nascosta sotto i bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura, gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza e poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto nella coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo, bla bla bla bla. Altrove c’è l’altrove, io non mi occupo dell’altrove, dunque che questo romanzo abbia inizio. In fondo è solo un trucco, si è solo un trucco”

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Claudio Fedele

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Claudio Fedele
Claudio Fedele

[Email: cicifedele@gmail.com] Nato il 6 Febbraio 1993, residente a Livorno. Appassionato di Libri, Videogiochi, Arte e Film. Sostenitore del progetto Uninfonews e gran seguace della corrente dedita al Bunburysmo. Amante della buona musica e finto conoscitore di dipinti Pre-Raffaelliti.
Grande fan di: Stephen King, J.R.R. Tolkien, Wu Ming, J.K. Rowling, Charles Dickens e Peter Jackson.

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5 thoughts on “La Grande Bellezza: Jep Gambardella non piace!

  1. Posso dire la mia?
    Articolo sostanzialmente inutile, che si inserisce nel filone pro-contro e critica chi critica..

    La frase che più io ho letto è invece stata “se non lo capite / se non vi piace meritate il Grande Fratello”: che mi ricorda la scena dove dicono ad una donna che coi capelli fatti sta bene e lei dice “mi sento un po’ pirandelliana”
    Oppure “ma lo sai che Proust è il mio autore preferito? Insieme ad Ammaniti..”

    Che è più o meno quanto ho appena letto

  2. Ne ho lette tante di cose sostanzialmente inutili in questi giorni…mi domando tu piuttosto da che “parte” stia e cosa ne pensi del film o se ti reputi tanto superiore rispetto ad entrambe le parti cosa che si evince dal tuo commento.

  3. Non credo sia una questione di superiorità o di inferiorità.. ci sono persone a cui è piaciuto e persone a cui è piaciuto meno, tutto qui. Persone che hanno tratto dal film tanti significati, e persone che non ne hanno colti..

    Ho visto il film due volte, tra la prima e la seconda ho letto qualcosa a proposito perchè ci avevo capito più o meno un cappero, e la seconda volta mi è servita per capire meglio la pellicola.. nonostante alcune scene siano ancora per me incomprensibili.

    Ciò che non capisco è come mai si debba parlare di “italiano (medio)”, o comunque demolire il pubblico solo perchè non ha apprezzato, o compreso, la pellicola.. credo ponga sullo stesso piano delle comparse del film ^^

  4. Cerco ci spiegarmi meglio: la mia critica non nasce dal fatto che le persone abbiano criticato l’opera, ma perché hanno detto la loro senza alcun fondamento (non tutti ovvio). Siamo seri, se io devo criticare un dipinto almeno è giusto che sappia di cosa tratti, se devo commentare una canzone è bene che almeno legga il testo altrimenti, già che ci sono, mi prendo la libertà di dire che Stairway to Heaven fa schifo e che Beethoven era un pagliaccio. Posso dirlo, certo! Ma faccio la figura del coglione. Gli italiani ieri, a mio parere, hanno fatto proprio questo: senza nemmeno aspettare la fine del film, delusi di vedere un lungometraggio molto più complesso di quello che si aspettavano hanno optato per la soluzione migliore, ovvero quella di criticarlo a priori. E’ un atteggiamento diverso dal tuo, ne converrai spero, dato che l’hai visto due volte. Ecco perché ho scritto italiano medio, e non l’italiano “colto” (lo metto appositamente tra virgolette perché molti critici colti hanno detto cose insensate comunque), poiché quest’ultimo (il pubblico su larga scala) ha fatto si che un prodotto di “valore” venisse distrutto non solo dalla critica specializzata ma anche da quella non specializzata solo perché esso è apparso di non facile comprensione. E’ più semplice dirne male, che ammettere di non averlo capito e questa è la realtà. Il mio articolo mirava unicamente a questo. Spero di essere stato chiaro, ma per quanto riguarda le comparse, sai anche tu (o almeno lo immagino dai tuoi articoli visto i temi di cui tratti) che un conto è capire e criticare un altro è sparare a zero a priori e inoltre che non tutti possiamo essere sullo stesso livello; con ciò non dico che chi sa meno (io medesimo non sono un maestro né un critico di cinema, ma solo un ragazzo con un po’ di curiosità) non può dire la sua, ma ciò non l’autorizza a denigrare un qualcosa solo perché non lo comprende, ciò dimostra il suo limite maggiore per me.

  5. Vorrei sottolineare tre punti.

    – Innanzitutto, i miei complimenti alle nostre solite strategie pubblicitarie: un autore di “Uni Info News” che scrive come commento ad un altro autore che il suo articolo è inutile, è un ottimo modo per dare ai nostri lettori una pessima impressione. Certe cose, tra autori, dovrebbero essere discusse come redazione unita e non come bimbetti che si fanno spregi a vicenda. Si possono, come è successo, scrivere articoli per controbattere qualcuno, ma i commenti dove si stabilisce che un articolo è “inutile” non li considero inviti ad una discussione costruttiva.
    Poi non domandatevi perchè non diventate amministratori, e se ve lo domandate, rispondetevi da soli.

    – Secondariamente: tutti i libri che sono stati scritti “criticando chi critica” in qualsiasi ambito della TEORIA (letteraria, cinematografica, filosofica…) sono il frutto non solo del duro lavoro di autori importantissimi per lo sviluppo e il progresso del pensiero e delle idee, ma sono anche utili per aprirsi nuove visioni sulle opere d’arte, per ampliare la mente.
    Se oggi ogni opera d’arte può essere analizzata da un punto di vista sociale, marxista, femminista, queer, formalista eccetera, è solo per questi “segaioli” che “criticano chi critica”.
    Con questo non paragono certo le teorie di un Foucault, di una Simone de Bouvoir o di qualsiasi altro fondamentale pensatore ad un articolo su un blog online per ragazzi come il nostro, ma additare un articolo come “inutile” solo perchè non si schiera o perchè “critica chi critica” è indiscutibilmente stupido e manca di rispetto a chi invita il lettore a farsi una propria idea. Io non ho visto il film, ma la cosa assurda è che tutti questi pareri (chi lo reputa una “rivelazione”, chi lo reputa una merda, chi lo reputa un film tecnicamente ottimo ma con molte lacune, chi invece lo critica soltanto perchè abituato ai cinepanettoni non riesce ad afferrare qualcosa di più profondo) innanzitutto invitano lo spettatore a guardarlo anche semplicemente per curiosità, ma soprattutto, aprono una riflessione importante su come un PRODOTTO è stato accolto dal pubblico e PERCHè è stato accolto così: la situazione politica/economica/sociale in Italia è favorevole o no alla comprensione di questo film? E perchè è stato apprezzato negli Stati Uniti? Sono tutte domande teoriche che quindi vanno ben oltre i semplici pareri, di esperti o meno, su un film (quelle che appunto Claudio chiama “chiacchiere da bar”), ma sono anche domande che aprono riflessioni su un determinato contesto sociale e su una determinata situazione culturale: che effetto fa un film del genere in un paese dove i film di Ruffini e Willwoosh sbancano?

    – Io credo che Claudio volesse semplicemente dire che l’italiano medio deve sempre e necessariamente dire la sua, senza riuscire ad ammettere i propri limiti, dimostrando una grande arroganza.
    Io non sono un’esperta di cinema nè un’appassionata, e non ho MAI espresso un parere su un film senza metterlo bene in chiaro, ma evidentemente non è così per tutti. Se Claudio, che di cinema capisce infinitamente più della stragrande maggioranza di persone che conosco, ammette di non sentirsi all’altezza di dare un giudizio completo e oggettivo, allora mi domando come il primo coglione possa affermare che riuscire a guardare “La Grande Bellezza” senza addormentarsi sia un’impresa da campioni. Questa è arroganza. Questi non sono pareri costruttivi, nè interessanti. E questi commenti costituiscono la stragrande maggioranza di opinioni che ho letto su Internet, quindi non mi resta che pensare che sì, il popolo italiano ha bisogno di uno “stocazzo” di Ruffini, di De Sica che si tromba una venticinquenne tradendo la moglie o di Verdone che fa un petone per poter apprezzare un film.

    Detto questo, i miei autori preferiti sono J.D. Salinger e Sophie Kinsella.
    E non mi reputo un’idiota.

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