11 Dicembre 2019

Coinvolgente e divertente lo spettacolo R.OSA, esercizi per nuovi virtuosismi di Silvia Gribaudi, con Claudia Marsicano, ha entusiasmato il pubblico del Teatro Verdi di Pisa lo scorso 6 aprile. Lo spettacolo era inserito nella Rassegna Teatri di Confine dedicata alla drammaturgia e danza contemporanea.

L’espressione di un corpo non stereotipato, lontano dai canoni estetici imposti dalla società contemporanea, è stato il tema attorno al quale la coreografa Silvia Gribaudi ha creato questa performance, ironica, sarcastica e originale.

R.OSA è una riflessione sul rapporto del corpo in relazione ai concetti di successo e prestazione, ma anche sulle aspettative che nutriamo verso l’altro. Lo spettacolo in questo senso insegna a non farsi trarre in inganno dalle apparenze, scardinando i preconcetti, auspicando a un superamento dei propri limiti fisici e mentali.

ph Lucia Baldini

R.OSA

 

La performer Claudia Marsicano, attraverso il movimento e la parola, ha ricercato una forte complicità con lo spettatore invitandolo a prendere parte alla sua drammaturgia composta di dieci esercizi di virtuosismo. Il suo corpo “boteriano” era accentuato da un costume turchese cangiante che, unito a una luce in forte contrasto, la rendevano una presenza forte e catalizzante sulla scena.

Dopo aver annunciato in inglese “Exercise n.1”, Claudia ha intonato la canzone “Jolene”, di Dolly Parton, un classico del repertorio country americano, nella quale una donna rivolge una supplica all’attraente Jolene di non tentare il marito. La canzone così struggente è stata presentata in maniera tutt’altro che penosa. Claudia con un sapiente tecnicismo vocale, ha cantato ogni frase aumentando comicamente il ritmo fino a rendere le parole incomprensibili, come un disco inceppato.

Parte integrante dello spettacolo era il coinvolgimento del pubblico, chiamato dapprima a una sorta di seduta aerobica di massa diretto da lei stessa in veste di euforica personal trainer, con ampi movimenti delle braccia, poi trasformato in cassa armonica collettiva che sosteneva i virtuosismi canori eseguiti a cappella dalla protagonista, con il battito delle mani sul corpo.

Scherzando con la musicalità di alcune parole italiane come “rombo”, “opuscolo” o “forchetta”, Claudia ha associato movimenti energici frammentari o fluidi, attraverso un gioco divertente sul ritmo e sul gesto.

ph Federico De Marco

La grande abilità mimica di Claudia è stata evidenziata durante la sua canzone preferita, “Toxic” di Britney Spears. Tutto il suo viso è stato coinvolto da un susseguirsi di deformazioni e smorfie, come se fosse in piedi davanti a uno specchio o cercasse la posa migliore per scattarsi un simpatico selfie.

Tutto lo spettacolo aveva l’aria di essere una comica prova aperta, accentuata dai cenni che rivolgeva alla regia o dai movimenti che simulavano stanchezza, come le goffe pause per riprendere fiato.

Nel finale Claudia, dopo aver versato l’acqua sul palcoscenico, ha preso la rincorsa ed è scivolata sul pavimento, finendo al centro della scena, sorridente e sensuale, mostrando una grande consapevolezza del suo corpo ed una spiccata autoironia.

R.OSA ha invitato tutti a una riflessione sull’accettare il proprio essere con grande leggerezza, comicità e ironia. La formosità di un corpo distante da quello canonico di un danzatore a cui tutti noi siamo abituati, è passato in secondo piano, lasciando spazio alla pura bellezza di una danza senza limiti.

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Marta Sbranti

Marta Sbranti, classe 1989. Dopo il Diploma presso l'Istituto d'Arte Franco Russoli di Pisa mi sono laureata in Scienze dei Beni Culturali curricula storico-artistico. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Storia delle Arti Visive, dello Spettacolo e dei Nuovi Media, presso l'Università di Pisa. La mia tesi di laurea "Musei e Danza" unisce le mie due grandi passioni la danza e l'arte, che coltivo fin da piccola.
"Toccare, commuovere, ispirare: è questo il vero dono della danza".
(Aubrey Lynch)

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