1 Ottobre 2020

Recensione de L’Uomo d’Acciaio

l-uomo-d-acciaio_coverConclusasi ormai la trilogia dell’uomo pipistrello diretta da Christopher Nolan con The Dark Knight Rises , la Warner Bros. e la Legendary Pictures decisero fin da subito di riprendere in mano la storia di Clark Kent alias Superman ed avviare, in questo modo, un nuovo franchising esattamente come nel 2005 era stato fatto con Batman. Zack Snyder, che si era dato da fare negli anni scorsi con Watchmen e 300, viene designato come regista, mentre Nolan e Goyer vestono, qui, solo i ruoli di creatori della storia, co-realizzatori della sceneggiatura e produttori. Se con Batman Begins si era riusciti a riportare a galla un eroe che a detta di molti, dopo i film diretti da Burton, era completamente stato annientato e che aveva perso credibilità e interesse con le pellicole di Joel Schumacher, in questo caso sono apparsi chiari, immediatamente, i propositi e le vere intenzioni delle major statunitensi: creare un Superman che, in un certo senso, percorresse una strada parallela a quella tracciata in precedenza dal Cavaliere Oscuro ed allo stesso tempo facesse dimenticare al pubblico il Superman Returns diretto da Singer (X-men; I Soliti Sospetti), considerato da molti un vero e proprio flop. Per interpretare il figliol prodigo di Krypton è stato scelto Henry Cavill visto di recente in Immortals e La Fredda Luce del Giorno, mentre ad Amy Adams, nominata per ben quattro volte all’Oscar (l’ultima per The Master come miglior attrice non protagonista), è stato affidato il ruolo di Lois Lane. Nel cast troviamo anche Kevin Costner che veste i panni di Jonanthan Kent, mentre Russell Crowe in quelli di Jor-El, padre biologico dell’eroe. Cosa sarà, dunque, uscito fuori da L’uomo d’Acciaio? Snyder sarà riuscito a rispolverare in modo convincente un’icona di grande rilievo per la cultura popolare americana? Le attese saranno state soddisfatte e quanto il lavoro precedente di Nolan ha influenzato questa nuova pellicola? Se volete delle risposte, noi di Uninfonews.it vi invitiamo a continuare a leggere la nostra recensione!


Un ragazzo scopre di avere straordinari poteri e di venire da un altro pianeta. Una volta cresciuto, viaggia per scoprire le sue origini e le ragioni per cui è stato mandato sulla Terra. Ma l’eroe che è in lui dovrà emergere per salvare il mondo intero dalla distruzione totale, così da diventare un simbolo di speranza per tutta l’umanità.

Man-Of-Steel-Henry-Cavill-Kal_El-3A Zack Snyder va riconosciuta una cosa di non poco valore, ovvero di essere riuscito a prendere tutti i difetti che si trovavano all’interno dei film di Nolan e averli saputi inserire magistralmente in un unico film. Eppure, se tralasciamo la durata (143 minuti circa), l’abuso degli effetti speciali e la storia che solo in alcuni momenti riesce ad essere veramente accattivante, il problema più grande di questo lungometraggio sta proprio nell’aspetto tecnico, attraverso il quale è stato realizzato. Se da una parte, Bay fa un massiccio (nonché pessimo) uso di rallenty per cattura “l’epicità” degli scontri e l’imponenza dei suoi robot sullo schermo, dall’altra il regista di 300 pare abbia deciso, con L’Uomo d’Acciaio, di confezionare un prodotto composto quasi ed unicamente da tanti piccoli videoclip, senza concedere assolutamente alcun calo di ritmo nella narrazione. Il film, come era possibile intuire, ne risente molto, tanto che persino l’uso (già adottato in precedenza in Batman Begins) delle analessi non giova affatto, nei primi minuti, al lungometraggio, ma piuttosto non fa che mettere, in modo molto confuso, tanti elementi in gioco che non riescono ad avere una concreta importanza, portando lo spettatore a decidere quale delle due fasi (l’adolescenza o l’età adulta) mettere in rilievo e a cui dare maggior attenzione. La pellicola, dunque, non parte piano, ma sembra correre e bruciare le tappe fin dai primi risvolti. La regia è senza ombra di dubbio la lacuna più grande, poiché è troppo caotica, ricca di inquadrature realizzate con così poca cura e ispirazione che persino con l’aiuto del 3D non riescono lontanamente a dare il giusto risalto a quanto portato sullo schermo. Inoltre, c’è un abuso spropositato di ingrandimenti e messe a fuoco prive di senso, i quali accompagnati da un montaggio particolarmente frenetico, nelle scene d’azione, porta a percepire questo reboot quasi più come un videogioco di nuova generazione per console, che come una pellicola cinematografica. Tuttavia, anche se dovessimo chiudere un occhio per l’incapacità del regista, che solo in alcuni momenti ha dei guizzi di moderata genialità, rimane il fattore storia, la quale non risulta essere particolarmente riuscita, complice anche un antagonista quasi del tutto privo di carisma e originalità, non interpretato a dovere. Anche in questo caso Man of Steel propone un’avventura che cerca, per tematiche ed atmosfera, di allontanarsi da tutti quei popcorn-movie a cui la Marvel ci ha abituato e prova a riconquistare quel tono, particolarmente serio ed importante, che ha segnato la recente trilogia del Cavaliere Oscuro cercando di convincere tutti noi che la figura del supereroe possa andare oltre al contesto in cui nasce, diventando quasi sinonimo di realtà e parte integrante di essa. MAN_OF_STEEL_FLIGHTMa se Nolan, che rimane un ottimo regista, riusciva, in un qualche modo, ad amalgamare bene questi due aspetti, ovvero l’estrema serietà e l’intrattenimento, Snyder non può dire di esserne nemmeno lontanamente all’altezza e lo scarso talento si vede fin troppo esplicitamente già dalle prime scene ambientate sulla terra e salta subito agli occhi come per lui la telecamera non sia altro che un mezzo attraverso cui divertirsi (a suo modo), non mostrando alcun rispetto per chi, in sala o in casa su home video, guarderà il suo prodotto. Tutta la storia si concentra nell’estrema esaltazione dell’individuo, dell’uomo che solo attraverso l’appellativo “Super” può cambiare le cose e superata la fase della paura “di chi e cosa?” si è davvero, il tutto prende una piega che vede Clark Kent fare gesta straordinarie, non vergognandosi di mostrare la sua forza ed il suo volto. Un aspetto, forse l’unico, che è riuscito a convincerci appieno, al di là della paura di mostrare la vera natura di Superman, ma che viene trattato con estrema superficialità, è stato quello di voler mettere a confronto i due genitori di Clark, Jonathan e Jor-El, facendone emergere la loro personalità e le loro idee. Totalmente privo di interesse e del tutto poco plausibile è la storia d’amore tra l’ultimo nato di Krypton e la giornalista Lois Lane, che non decolla mai e appare come un’estrema forzatura.

man_of_steel_trailer_april_singapore_-_amy_adams_lois_lanePer quanto riguarda gli attori, nessuno dei presenti è riuscito a brillare o soddisfare  pienamente, a partire da Cavill, il quale non è assolutamente in grado di reggere il ruolo affidatoli e non riesce quasi mai a convincere. Non che ci si aspettasse un’interpretazione da Oscar, ma un qualcosa di più sì e l’unico aspetto veramente curato nella sua preparazione è l’attenzione e l’allenamento fisico a cui l’attore si è dedicato per ottenere il ruolo. La Adams è molto bella, non c’è che dire, ma si stenta a riconoscerla, poiché in questa occasione non viene valorizzata non solo come attrice, ma nemmeno come donna e Snyder non approfitta di lei neppure sotto l’aspetto estetico, concentrando tutta l’attenzione nell’inquadrare i muscoli del suo superuomo. Michael Shannon non è credibile nelle vesti di Zod e anche Russell Crowe, il Gladiatore che cercava la vendetta e la libertà nel film che l’ha portato alla consacrazione, sembra fin troppo annoiato e poco ispirato nel vestire i panni del padre biologico di Kent. Costener, per il poco tempo che appare sulla scena, è del tutto trascurabile, nonché ombra di se stesso e recita battute ricche di una retorica così elaborata da sembrare più una macchina che un essere umano. Diane Lane è, forse, l’unica del casting che ci ha veramente convito e a lei spetta la frase più bella di tutto il lungometraggio, quando nel vedere suo figlio con il costume da supereroe si fa, scherzosamente, beffe di lui.

La fotografia si attesta su livelli soddisfacenti, così come le scenografie, mentre appaiono di gran lunga impressionanti gli effetti speciali ed il sonoro. Inoltre, se ancora non vi fosse capitato, consigliamo, qualora foste ancora interessati, di vedere il film in blu-ray, garantendovi che rimarrete stupiti dal grado di definizione a cui arriva la pellicola. Sottotono anche la colonna sonora, composta da Zimmer, che non convince appieno, se non per due o tre occasioni e che risulta essere fin troppo poco ispirata. E’ un vero peccato, dato che il compositore in questione è quasi sempre riuscito, in un modo o nell’altro a catturare, in molti film , l’attenzione degli spettatori con melodie e arrangiamenti di notevole pregio.

man-of-steel-amy-adams-henry-cavillL’uomo d’Acciaio è un film realizzato per un unico scopo: fare da ponte a quello che sarà il “The Avengers” della DC Comics e della Warner Bros. ; Nel portare alla luce le origini di Superman Snyder non riesce ad eguagliare quanto fatto da Nolan con Batman, ma condensa nella sua ultima fatica tutte le pecche e gli errori dell’uomo pipistrello portandole all’estremo. Con una regia scadente, una sceneggiatura che solo in alcuni momenti riesce a convincere appieno, penalizzata dall’incapacità di chi sta dietro alla macchina da presa ed un cast troppo poco sfruttato, Man of Steel è un prodotto incredibilmente inferiore rispetto a tutti quei film, con protagonisti supereroi, visti in questi anni e ad aumentare la delusione è anche il tono, le tematiche e l’atmosfera a cui quest’ultimo vorrebbe ambire, ma che non riesce lontanamente ad arrivare. E’ un film freddo, senz’anima, fatto solo per far soldi, troppo ambizioso, eccessivamente lungo, ma sopratutto chiede troppo, in alcuni momenti, allo spettatore medio, risultando essere un qualcosa concepito da un regista che non riesce a dosare ed amalgamare azione e trama, il cui unico intento è quello di divertirsi, ma di non far divertire e appagare gli spettatori. A chi consigliare questo prodotto? Ai fan di Nolan (forse), di Snyder o a chi è convinto, già in partenza, che L’uomo d’Acciaio sia un buon film. E’ difficile capire dove l’ultima pellicola di Zack Snyder riesca a convincere, è difficile apprezzare le fastidiose inquadrature, il 3D del tutto superfluo ed il modo in cui è stato portato a termine il lavoro, ma sopratutto è arduo convincersi che questo Superman possa davvero alzarsi in volo e prendere posto accanto ai migliori film dell’anno o della storia dei blockbuster.

Claudio Fedele


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Claudio Fedele

Nato il 6 Febbraio 1993, residente a Livorno. Appassionato di Libri, Videogiochi, Arte e Film. Sostenitore del progetto Uninfonews e gran seguace della corrente dedita al Bunburysmo. Amante della buona musica e finto conoscitore di dipinti Pre-Raffaelliti.
Grande fan di: Stephen King, J.R.R. Tolkien, Wu Ming, J.K. Rowling, Charles Dickens e Peter Jackson.

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