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Dal rinnovamento del Bad Elf, al rinnovamento di Livorno: intervista a Toto Barbato.

La Redazione - 11 giugno 2018
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Di Gabriele Bacci e Riccardo Fara.

Il giorno 18 maggio 2018 il Bad Elf Pub, uno dei locali più famosi e importanti di Livorno, si è trasferito dalla vecchia location  (in via della Posta), agli scali delle Ancore. La vicenda ha fatto molto parlare, e tante persone, fra curiosi e clienti del vecchio Pub, sono andati a provarlo. Noi di Uni info news, ci siamo dati appuntamento con Toto Barbato (direttore artistico del The Cage Theatre e adesso co-titolare del nuovo Pub del Bad Elf) nel nuovo locale, al fine di fargli un po’ di domande riguardo la nuova apertura. In questo articolo è riportata la terza parte dell’intervista abbiamo iniziato parlando insieme a Toto del  nuovo locale e ci siamo ritrovati a chiacchierare sul cambiamento che sta coinvolgendo Livorno negli ultimi tempi.
Clicca qui per leggere il primo articolo, qui per leggere il secondo.

Ritornando a parlare del locale, perché il quartiere Venezia? Qual è il potenziale ed il rischio, secondo te, di questo cambiamento di zona del locale?

No, rischi non ce ne sono. Ovvio che noi, io e Mimmo Rosa “il lato più Cage” della società ma anche Fabio e Virginia e chiunque abbia un locale a Livorno ha il sogno di aprire in Venezia, perché diciamocelo, il quartiere si commenta da solo. E’ un quartiere bellissimo, e con il tempo la città ed anche i residenti hanno incominciato a capire che è un quartiere nato storicamente per questa finalità. I fossi erano nati come vie del commercio e questi fondi erano tutti dei magazzini, erano fondi commerciali.
Inoltre si stanno creando punti diversi della Venezia, noi abbiamo scelto questo perché era ancora un posto scoperto e non frequentato dai giovanissimi. La nostra proposta non è diretta ai giovanissimi: ovviamente non vendiamo alcolici ai minorenni, cosa che dovrebbero fare tutti.. ma comunque il target è consapevole e per sua natura il giovane non è consapevole -lo dico a battuta… -, sicuramente ci sarà quello capisce la differenza di un prodotto di qualità, e magari viene qua per bere una birra da sei euro invece che da tre. Era inutile aprire nell’area più “giovanile della Venezia”, come piazza dei Domenicani.

Secondo noi vi siete inseriti in un contesto in cui c’era bisogno, una certa fascia di età non aveva un vero e proprio punto di ritrovo.

Si ma più che una certa fascia di età, io mi riferisco a tutti quelli che bevono non per divertirsi ma per bere della buona birra. Voglio specificare che io non sono moralista, anche a me piace bere p er divertirmi. A tanti piace bere per divertirsi non è questo il problema, ma il pubblico a cui il Bad Elf si rivolge è formato da un pubblico che beve consapevolmente, per degustare. Ci voleva un posto non da “briai”, diciamo.            

Un posto quindi dove il fine non è semplicemente bere per divertirsi.

Infatti, Livorno è molto satura di posti del genere. Che vanno bene per carità: anche a me piace frequentare quei posti, non voglio fare falsi moralismi. Questo è un posto che si rivolge a persone che vengono anche a bere in tarda serata e vogliono stare fra gente tranquilla.

Alla domanda in parte ci hai già risposto: Nella progettazione di questo locale c’è stata la volontà di creare un vero e proprio spazio di aggregazione?

Certo, ma centro di aggregazione può voler dire tutto. Tutto può essere considerato un centro di aggregazione: lo stadio è un centro di aggregazione, la chiesa lo è e lo dico comunque da ateo. Quindi perché non dovrebbe esserlo una birreria?
Negli ultimi due anni a Livorno si fiuta un sentimento comune di rinascita, soprattutto per quanto riguarda eventi, iniziative imprenditoriali soprattutto nel vostro settore (Pub, ristoranti etc..). Secondo quella che è ed è stata la tua esperienza, a chi vanno attribuiti i meriti di questo cambiamento? Sono più da imputare all’amministrazione comunale o ad un rinnovamento del modo di pensare in generale di chi ha voglia di investire e crede nei propri progetti?

Secondo me è un cambiamento che è iniziato anche un po’ prima: non poteva non succedere che questo. A Livorno manca lavoro. Livorno non è più una città industriale com’era ai tempi, non c’è più un tessuto produttivo, per cui tanta gente si è reinventata. In più mi prendo anche i meriti di aver iniziato quindici anni fa con il Cage, quando veramente non c’era niente, quando la notte livornese era o andare a casa o stare al bar sotto casa fino all’una di notte a giocare ai videogame quando ancora c’erano i bar con videogame. Noi abbiamo fatto un po’ scuola, quindi sono contento quando la gente ci segue. Era un evento inevitabile. Da un’altra parte c’è anche il fatto che Livorno ha un appeal diverso rispetto a qualche anno fa, questo sicuramente sulla scia lunga di tutti i film che sono stati girati a Livorno, della squadra di calcio e quindi anche della curva del Livorno, che comunque non ce ne rendiamo conto ma verso un certo tipo di gente, a Livorno trova ancora casa un certo tipo di idealismo, che porta anche turismo. I dati sul turismo a Livorno sono positivi: il turismo a Livorno sta crescendo anche grazie a grandi siti come Booking, Airbnb e Rayanair. Ormai il turismo è “fai da te”, le agenzie di viaggi stanno chiudendo in tutto il mondo. Se qualcuno vuole fare un viaggio apre quei siti e cerca. Non voglio fare il promoter di questi siti, in altri posti è davvero un disastro, perché stanno distruggendo il mercato degli affitti, come nel caso di Barcellona. Tanti turisti prendono il volo per Pisa poi affittano una macchina e si girano la toscana. Può succedere che tanti scelgano di ritornare in una città dove si sta bene e dove c’è movida e la gente è simpatica, una città con una storia anche diversa. Sicuramente una città meno affascinante dal punto di vista artistico e architettonico rispetto al resto della Toscana, d’altronde purtroppo la nostra città fu quasi totalmente rasa al suolo 

 

durante la seconda guerra mondiale. Ma anche una città che sta rin

ascendo culturalmente. Tutto questo fa emergere un mercato che fa sì che gli operatori possano sfruttarlo aprendo delle attività. 

Ultimo l’amministrazione. Io sono una persona di sinistra e cerco di dimostrarlo in tutto quello che faccio, anche se spesso mi guardano strano nella sinistra livornese perché sono un imprenditore. Lavoro nel campo da quindici anni e ho assunto molte persone con contratti regolari e a tempo indeterminato. Questa era la premessa per dire che essendo di sinistra, sono molto critico rispetto a tutto quel che è il Movimento Cinque Stelle. Bisogna dire che il lato positivo del Movimento Cinque Stelle è la sua fluidità, quindi nella nostra città secondo me si è adeguato a quello che esprime Livorno, non credo che il Movimento Cinque Stelle di Livorno sia uguale a quello di altre città. Andando nello specifico, senza nessuno bisogno né motivo di ingraziarmi qualcuno, perché non ne ho bisogno, posso affermare che Francesco Belais, attuale assessore alla cultura e al turismo della città di Livorno sia uno dei migliori assessori con cui io abbia mai collaborato. Anche l’ex assessore Nicola Perullo che si è dimesso è una bravissima persona, molto competente sul campo vinicolo e alimentare, una persona, un professore conosciuto anche in ambito internazionale: il primo vero assessore a Livorno di turismo, se così si può dire. Ci siamo trovati subito bene con lui, abbiamo avuto buoni rapporti, adesso il Belais ha preso anche in mano l’assessorato al turismo ed è molto bravo. Parlo del mio campo, sul lavoro svolto dall’amministrazione in altri settori non ne so abbastanza da poterne parlare. Non posso che riconoscere il merito di queste persone, anche per quanto riguarda il rapporto tra operatori e amministrazione è più chiaro ora, è più facile parlarci. Anche in comune negli uffici turismo e cultura sono stati creati dei gruppi di persone con cui ci si parla e capiscono di cosa si sta parlando.            

 

Secondo te come stanno rispondendo i cittadini a questo cambiamento?

Sia chiaro, sempre tornando alla politica che ci sono fenomeni che non si possono fermare. La retorica della destra populista fa ridere: usano chiavi di lettura che servono solamente a vincere le elezioni, ma questa gente è sconfitta dalla realtà delle cose. Il multiculturalismo è realtà, penso ad esempio alla scuola che frequenta mia figlia: per loro già la parola “straniero” non vuol dire più nulla. La trasformazione di Livorno in città turistica e aperta, dove comunque alcune abitudini devono essere rimesse in discussione è inevitabile. La gente continua a presentare esposti in comune infastidita da tutte le conseguenze che comportano le aperture dei locali serali. Ma quella Livorno li ormai non esiste più, la Livorno dove tutti andavano a lavorare al porto, in Cantiere e nelle fabbriche e andavano a letto presto, è una realtà finita. Molti giovani che non hanno lavoro, che impiego trovano in città? Tanti passano da lavori come il DJ o il cameriere anche per avere le possibilità di realizzare i propri sogni. Questo è quello che offre la città. Inoltre la robotica sta già soppiantando e soppianterà sempre di più il lavoro manuale. Serve molto di più un lavoro creativo e questo tipo di lavoro spesso si concretizza anche la sera alle undici davanti ad una birra: è cambiato il modo di lavorare. Molti di quei Livornesi che hanno vissuto il benessere a Livorno non capiscono questo fenomeno e vorrebbero conservare certe abitudini, io li capisco, ma questi sono fenomeni non si possono fermare.

C’è proprio una paura del un cambiamento in senso generale..

Si, Il cambiamento porta sempre ansie e paure nella cittadinanza che spesso guarda ai nuovi fenomeni con chiusura e diffidenza. Come per l’immigrazione, che viene vissuta come una piaga guardando solo ai suoi lati negativi, anche la “night culture” viene vissuta come un fatto negativo e mai come un’opportunità di crescita economica e culturale. C’è sempre il lato negativo delle cose, ma tutto questo è inevitabile. Pian piano il cambiamento si assesterà e con questo anche i cittadini e la loro reazione ad esso. Mi dispiace per chi ne soffre, magari anche io tra vent’anni non capirò i cambiamenti e farò gli esposti al comune. Spero che chi amministrerà la città fra venti anni non mi consideri. Lo premetto venti anni prima al Toto del 2038, “non fare gli esposti, scendi in strada e vai a parlare con i ragazzi ma soprattutto con chi gestisce le “cose”, non te lo ricordi negli anni 90 che teppa eri?”

Le cose scritte rimangono..       

Non ci sono problemi, assolutamente, puoi scriverlo.