9 Agosto 2020
Fabri Fibra Andiamo a Sanremo
Fabrizio Tarducci, in arte Fabri Fibra, rapper nato a Senigallia nel 1976

Ci siamo, inizia stasera Sanremo 2020. Il festival della musica italiana, e delle polemiche, ci accompagnerà fino a sabato 8. Volenti o nolenti.

“Signore e signori il festival ha avuto inizio, gli applausi, i fiori, sembra di essere all’ ospizio…”. Così cantava Fabri Fibra nel 2007 col suo “Andiamo a Sanremo”.


Sanremo 2020: verso i giovani

Sono passati ben 13 anni e le cose sembrano essere cambiate. Sanremo si è aperta al pubblico giovanile, cercando di includere e integrare anche quei brani che erano proibiti dal “tempio” della musica italiana. Ma il corto circuito è dietro l’angolo.

Si cerca di adeguarsi ai tempi, di togliere quella patina di polvere dalla kermesse ligure. Adesso anche i giovani, qualcuno, aspettano Sanremo, per ascoltare gli inediti dei loro idoli.

Il successo del 2019 è stato clamoroso: nonostante le polemiche per il capovolgimento del televoto, che preferì “I tuoi particolari” di Ultimo, il brano “Soldi” di Mahmood è entrato di diritto tra le pietre miliari della musica italiana del nuovo millennio. Il video conta quasi 150 milioni di visualizzazioni su youtube, un successo che ha travalicato i confini nazionali, entrando nella classifica “Global” di Spotify.

Il festival delle polemiche

Ma le polemiche, appunto, sono sempre dietro l’angolo. Anzi, a dire il vero sono la costante che accompagna Sanremo, prima, durante e dopo lo svolgimento del festival. Ogni anno, puntuale come un treno (giapponese), arriva la “polemicuccia” pre festival. Viene da pensare che siano gli stessi organizzatori a provocarla, o propiziarla, per creare l’attesa e perché, come sappiamo, l’importante è che se ne parli. 

2017: polemiche per lo spot dei “feti canterini”.

2018: protagonista Sanremo giovani, con le accuse di plagio contro Laura Ciriaco.


2019: sotto la lente le relazioni personali fra i “big” ed il conduttore Claudio Baglioni.

Solo per fare alcuni esempi.

Quest’anno, le polemiche pre gara sono state due. Una legata alle dichiarazioni goffamente sessiste del conduttore Amadeus, l’altra contro il testo della canzone “Strega“, incisa più di due anni fa dal rapper Junior Cally (all’anagrafe Antonio Signore, romano, classe ’91), presente in gara a Sanremo 2020 con l’inedito “No grazie”.

Junior Cally a Sanremo
Junior Cally, senza la maschera

Il bello però, è che quelli che si scagliano con più violenza contro il rapper, chiedendone l’esclusione dal festival, sono gli stessi che, sottovoce, giustificano Amadeus. La subalternità della donna è accettabile, basta che non sia esplicita, che non faccia scandalo, l’importante è che “Lo fai a casa tua”, citando l’ex ministro Salvini.

Sulla buonafede del capitano non possiamo dubitare. Sembra infatti che la canzone che Junior Cally porterà a Sanremo, “No grazie”, abbia un testo molto politico e critico nei confronti suoi, di Renzi e del populismo in generale. Ma queste sono solo indiscrezioni che verranno confermate, o smentite, solo domani sera.

Il corto circuito di Sanremo 2020

Polemicucce a parte, Sanremo 2020 presenta un problema intrinseco.

E’ il festival “ufficiale” della musica italiana, trasmesso in diretta sulla rete nazionalpopolare per eccellenza, Raiuno.

Per questo, pur rappresentando la musica contemporanea, non può esimersi dalla sua funzione morale, “non mandare un cattivo messaggio” ai telespettatori. Soprattutto ai più giovani.

Ma chi conosce minimamente la musica giovanile, sa che rap e trap presentano testi sempre più violenti, sessisti e immorali. E’ recente la polemica per il video girato dal rapper Bello FiGo all’Università di Pisa.

Fabrizio De Andrè
Probabilmente, il più grande cantautore italiano del XX secolo: Fabrizio De André

Quando il festival del buon costume vuole incontrare i più giovani, scatta il corto circuito della contraddizione sanremese. Perché i giovani ascoltano proprio quelle canzoni, con quei testi là.

Ma volete dirmi, gentili lettori, in quale epoca i giovani abbiano ascoltato musica che corrispondesse alla morale del tempo?

Lo scorso anno Achille Lauro è stato massacrato per la sua “Rolls Royce“, che alludeva implicitamente alla stampa impressa su alcune pasticche di ecstasy, droga ormai comunissima tra i frequentatori delle discoteche. Il significato del testo, però, non ricorda quello di “Vita Spericolata” di Vasco Rossi?

Vogliamo parlare di “Fegato, fegato spappolato” o “Bollicine“, sempre di Vasco Rossi? Oppure della vita di Jim Morrison? O di Bob Marley, che cantava “I shot the sheriffmentre fumava marijuana?

Ma persino Fabrizio de André, che adesso è amato e rispettato da tutti, da Erri De Luca allo stesso Salvini (uno dei due deve avere frainteso), negli anni ’60 e ’70 era forse il cantante più eversivo e immorale del panorama musicale italiano. Per citare qualcosa, “Il bombarolo“, “Il fannullone“, “Un giudice“, “Bocca di rosa”  parzialmente censurata, e la “Canzone del maggio“, anche questa largamente censurata nella versione originale (i link rimandano alla versioni originali non censurate).

Viva la libertà, abbasso gli struzzi

La morale ed il linguaggio con la quale si comunica cambiano col tempo e spesso, ciò che inizia facendo scandalo, finisce per diventare cultura.

Detto questo, non credo proprio che Junior Cally sia il nuovo De André.

Ma la censura nella musica è sempre sbagliata, soprattutto se basata su un pregiudizio moralistico collettivo. Se Junior Cally va a Sanremo è perché i giovani lo ascoltano, non è il contrario. Se vi scandalizzate, pensando che sia una canzone di Sanremo a condizionare i vostri fragili 15enni indifesi, vuol dire che non avete mai sentito cosa ascoltano i vostri figli. E vi consolate, dando addosso al cattivo maestro con la faccia piena di schifezze, prima di rimettere la testa sotto la sabbia, come gli struzzi.

Se il rap e la trap vi fanno paura, ascoltateli, chiedete ai vostri figli cosa gli piace e ringraziate Sanremo di avervi aperto gli occhi. Che poi magari scoprite che Junior Cally gli fa schifo e ascoltano Mozart di nascosto per la paura di essere presi in giro.

In quest’epoca di moralismi contrapposti e di continua censura e autocensura, lasciate vivere almeno alla musica.

Viva la (signora) libertà e viva la musica!

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Giovanni Sofia
Giovanni Sofia

Livornese, classe '92, progettista meccanico, laureato in ingegneria aerospaziale all'università di Pisa, pallanuotista. Interessato alla politica, l'attualità e la meteorologia. Ma anche a cose più normali.

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