27 Maggio 2020

Grande era l’attesa per l’anteprima della Stagione ON della Città del Teatro di Cascina, dopo le varie vicissitudini politiche, le polemiche e le incertezze, che hanno coinvolto negli ultimi mesi il comune italiano della provincia di Pisa. Ad aprire la nuova stagione è stato lo spettacolo teatrale Il Malato immaginario di Molière (Jean-Baptiste Poquelin) riadattato e interpretato dall’attore e regista Andrea Buscemi, andato in scena ieri sera (21 novembre). Il presidente della Fondazione Sipario Toscana, lo stesso Andrea Buscemi, ha affermato che la serata voleva essere «l’occasione per un doveroso e non più rimandabile incontro artistico col pubblico della Città del Teatro. Noi vogliamo fare del teatro un luogo di tutti».

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Il Malato immaginario è l’ultima commedia di Molière del 1673, arricchita (allora) di intermezzi e balletti per compiacere re Luigi XIV, pensata come farsa ma anche come denuncia e invettiva contro il mondo dei medici, avidi e cialtroni. L’opera teatrale accompagnò il commediografo fino alla morte avvenuta poco dopo la rappresentazione del 17 febbraio 1673, in cui interpretava il protagonista Argante, il suo alter ego. Una commedia inossidabile, colma di spunti comici, dalla quale emerge anche una visione sarcastica, tragica e disillusa della vita.


“Molière è uno dei grandi geni della commedia, perchè ha messo nei suoi capolavori l’ironia e il sarcasmo. Le persone ancora ridono degli scritti di Molière dopo quattrocento anni dalla loro stesura, perchè la visione amara della vita, interpretata con tono sarcastico, perdura fino ai nostri giorni”.

Il malato immaginario è Argante, un borghese che vive afflitto e ossessionato da numerosi malanni, frutto di una plateale ipocondria. Le stramberie del vecchio e finto malato lo rendono succube di medici profittatori e mogli interessate alle eredità. Ad assisterlo con rimproveri e determinazione la serva Tonina (Livia Castellana), consapevole delle malattie immaginarie del padrone, che spende cifre considerevoli per farsi curare dall’ambiguo, ciarlatano e troppo interessato dottor Purgone, che fa delle purghe la sua cura principale per ogni malanno. Desideroso di avere un medico quotidianamente a portata di mano, Argante decide di assegnare in sposa la sua unica figlia Angelica (Martina Benedetti) al dottor Purgone, nonostante lei sia innamorata segretamente del giovane Cleante. Mentre l’avvenente moglie di Argante, Belinda, (interpretata da Nathalie Caldonazzo) interessata solo al patrimonio del marito, flirta con lo stesso Purgone. Tonina e Angelica cercano di scongiurare questo insano matrimonio che Argante vorrebbe far celebrare in tempi brevissimi. Da qui una serie di colpi di scena porteranno la storia a un lieto fine che lascia molti spunti di riflessione.

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La scena è semplice, elegante: una tenda damascata, un fondale floreale semitrasparente, un tavolino con attrezzi medicali e sciroppi, una sedia piena di cuscini del protagonista al centro e alcuni sgabelli in broccato rosso che creano l’ambiente barocco. I costumi sono fedelmente seicenteschi, con tocchi di liberà su parrucche, acconciature e accessori di stampo moderno, come la pochette nera con paillettes della moglie di Argante, Belinda, o il travestimento di Tonina in un dottore, con occhiali a goccia e baffi finti.

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Andrea Buscemi mette in scena le ossessioni di Molière per i medici e le medicine dell’epoca, manifestando le paure dell’uomo, la sua nevrosi e la solitudine con una grande mimica gestuale e facciale. Il tutto unito a una straordinaria espressività dialogante che ne attenua i toni drammatici con smorfie, battute colorite tipicamente toscane, in grado di veicolare riflessioni più profonde sulla società, ma anche sul dualismo vita-morte. Tutto questo non poteva accadere senza la fantastica coprotagonista Tonina, la serva pragmatica, diligente e dinamica, che ha creato un giusto contrappunto al padrone Argante, artefice dei tanti colpi di scena presenti nel finale, che conducono verso l’happy ending. Le musiche sono curate da Niccolò Buscemi, con l’inserimento di musiche francesi funzionali alla commedia di Jean Gabin. I ritmi dello svolgimento della pièces sono leggeri e la struttura dello spettacolo risulta essere agile, dinamica e veloce nei cambi, grazie anche alla riduzione degli atti da tre a due e dei personaggi.

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Lo spettacolo ha riscosso un grande successo nel pubblico che ha scatenato applausi fragorosi anche durante la performance. Un’eccellente commedia che continua ad affascinare platee e teatri di tutto il mondo.

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Marta Sbranti

Marta Sbranti, classe 1989. Dopo il Diploma presso l'Istituto d'Arte Franco Russoli di Pisa mi sono laureata in Scienze dei Beni Culturali curricula storico-artistico. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Storia delle Arti Visive, dello Spettacolo e dei Nuovi Media, presso l'Università di Pisa. La mia tesi di laurea "Musei e Danza" unisce le mie due grandi passioni la danza e l'arte, che coltivo fin da piccola.
"Toccare, commuovere, ispirare: è questo il vero dono della danza".
(Aubrey Lynch)

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