2 Giugno 2020

“Cosa devo e posso aspettarmi da questa nuova stagione di The Walking Dead?” 

twdS05Non è semplice rispondere a questa domanda, che lentamente è cresciuta nella mia testa e mi ha portato, pian piano, a prender coscienza del fatto che quella che prenderà il via il prossimo 15 Ottobre sarà la Quinta stagione della più famosa serie tv in salsa “zombie” degli ultimi anni.


TWD è infatti una vera e propria incognita, non solo dal punto di vista della trama, ma anche da quello della propria continuità legata, indissolubilmente, alla propria qualità.
Al momento sono ben cinquantuno gli episodi prodotti e realizzati, che puntualmente hanno visto la loro messa in onda, negli ultimi 4 anni, in due periodi diversi dell’anno. Ogni Season viene suddivisa in due blocchi che a loro volta vengono messi in onda prima a Ottobre e poi, per tenere alta l’attenzione e creare una certa suspance che accompagni il “rush finale”, a Gennaio dell’anno seguente.

In cuor mio, lo ammetto, non ho mai apprezzato questa politica di marketing, esplicitamente volta a voler sempre rimandare non solo il livello di interesse ma anche le conclusioni delle varie stagioni prodotte, quasi completamente anomala nel vasto panorama legato alle serie tv, ma al contempo efficace dati i vari riscontri positivi da parte del pubblico. daryl-finger-walking-dead-fans-flying-the-flag-until-season-5Per come la vedo io, sebbene parli da profano, “spezzare” una stagione è esattamente come essere mollati sul più bello durante un rapporto sessuale e, nel farlo, si va incontro a tutte quelle delusioni/complicazioni che l’atto comporta. Ci si sente frustrati e insoddisfatti, magari in quel frangente, decidete voi, ma per quanto riguarda questo caso, direi è lecito scrivere, ci si sente ampiamente “presi per il culo”.

Immaginatevi di avere tra le mani i nuovi episodi di Game of Thrones o Breaking Bad (anche se ormai sembra essersi conclusa nel migliore dei modi) e di scoprire che il finale lo vedrete solo in un secondo momento e che, oggi, potrete assistere solo fino al quarto episodio. I Fan, da veri seguaci, di certo non abbandoneranno la causa e dopo proteste, stati nei vari social network, bestemmi e solo Dio sa che altro si metteranno l’animo in pace aspettando speranzosi di arrivare alla data futura designata per scoprire cosa accadrà negli episodi a seguire. Però, questo processo, gli sviluppatori di Got non lo fanno, non l’hanno mai fatto e né, penso davvero, si azzarderanno a fare mai. Perché se devo attendere un anno intero per vedere una nuova stagione della mia serie tv preferita preferisco che trascorrano 365 giorni precisi (e qualcosina di più) ma che questa, Zeus mi fulmini!, mi sia data completamente e non con il contagocce o le riserve tanto per farmi vivere in uno stato catatonico per i mesi di pausa. Non ci siamo, mia cara Walking Dead, cari i miei Kirkman e Adlard, cara la mia FOX, nemmeno lontanamente, ma tant’è che ci si deve adeguare comunque.

Chiusa la parentesi sul modo in cui questa serie apocalittica viene proposta, e che a quanto pare solo al sottoscritto infastidisce di non poco, magari ciò è dovuto al fatto che chi scrive è convinto che ogni cosa debba essere gustata con i giusti tempi e non forzatamente rallentata o velocizzata all’estremo stile messa in onda Rai che da 2 episodi a settimana,andrew-lincoln-wm-560 per dar la precedenza all’ultimo programma di Carlo Conti e affini, te ne rifila 4 (con tanto di pubblicità) che arrivi alla fine e sembri uno con il piede nella fossa pronto a lasciare ai tuoi cari i tuoi debiti o averi materiali; andiamo, ora, a parlare di elementi di gran lunga più interessanti e su cui è possibile fare qualche frase costruttiva o quanto meno minimamente condivisibile.

Uno dei tanti problemi della serie è sempre stato il ritmo, a mio modo di vedere, e le varie caratterizzazioni dei personaggi. Eccetto rari casi, oserei dire, quasi tutti i co-protagonisti di TWD sono eccessivamente stereotipati o privi di un fascino tale da renderli veramente carismatici. Rick, il mono-espressivo protagonista interpretato dall’inglese Andrew Lincoln, è di certo l’unico vero elemento al quale sia stato dato un profondo spessore psicologico capace di soddisfare appieno gli spettatori anche più esigenti. Gli altri personaggi, al contrario, soffrono parecchio di questa caratterizzazione frivola e talvolta scontata. Viene alla mente, ad esempio, la figura della giovane Beth, la quale solo nella seconda metà della quarta stagione è riuscita, in una manciata di scene, a tirar fuori la sua vera natura o quanto meno ad apparire vagamente interessante e non incarnare più la (neo) classica bionda (semi) sexy con il visto da brava ragazza. 4c7117ce-8664-401e-8fbf-decf62155cc6

Quanto è stato necessario, però, far emergere un po’ di carisma in un personaggio che fin dalla seconda stagione occupava, bene o male, la scena assieme agli altri! La stessa sorte si può quasi dir essere toccata a Daryl, prima costantemente incazzato e poi, piano piano, messo in luce anche attraverso inedite e diverse prospettive che l’hanno indubbiamente beneficiato nel complesso. I miglioramenti, in quattro season ci sono stati, ma se guardiamo la concorrenza ci si accorge come tutto quello che The Walking Dead è riuscito a orchestrare l’ha fatto in troppo tempo, nell’arco di quattro anni, quando invece, ci sono telefilm capaci di metterti in scena un personaggio in tutta la sua grottesca bellezza anche con una sola puntata (True Detective docet).


Il Ritmo è poi uno dei massimi punti di debolezza dell’intero brand. Prendiamo, a caso ma non troppo, la prima stagione, dove Rick si svegliava in uno Ospedale in pieno stile “Il Giorno dei Trifidi” (se non hai letto questo libro corri subito in libreria a comprarlo) o 28 Giorni Dopo, a voi la scelta; Sei soli episodi, dalla lunga durata tra l’altro, che segnavano l’inizio di un prodotto che aveva tutte le carte in regola per essere magari non tanto una rivoluzione, ma quanto meno una summa di tutto quel che di buono era riuscito ad emergere negli anni passati dal genere a cui apparteneva. Eppure, se i primi episodi di The Walking Dead erano riusciti a creare un inedito e robusto tassello e soddisfatto per certi aspetti le aspettative della critica e del pubblico, sebbene non si parli lontanamente né di innovazione né di miracolo, la “magia” del tutto è stata subito messa a tacere con una seconda stagione davvero deludente e monotona che alle lunghe pareva mettere in scena una sorta di Grande Fratello ad eliminazione con tanto di uccisioni, capace di riprendersi appieno solo con gli ultimi due episodi. La stessa cosa può benissimo essere detta della terza, anche se qui i miglioramenti ci sono e viene messo in luce un certo (nonché forzato) dinamismo che mette un po’ più di pepe ed interesse alle varie trame e sotto-trame. sharon_stone_Basic_Instinct_2_1080p-04

A salire sul palco vi è poi Il Governatore (interpretato da quel David Morrissey che in Basic Instinct 2 prima si sbatte – per modo di dire –  la Stone versione Milf e poi viene sbattuto da lei in una cella di un manicomio), una presenza che serve a dare nuova linfa al tutto e che con la sua cittadina costruita sotto inganni, bugie, violenza e terrore, ci offre, finalmente, un punto di vista alternativo alla storia di Rick e company. Un vero peccato, tuttavia, scoprire che alla fine, nel momento in cui si devono tirare le somme, i momenti più belli anche di questa season siano pochi. Fatta eccezione per la dipartita di un personaggio principale, costruita in modo eccellente carica della giusta drammaticità e visivamente potente; esclusa la figura del governatore con tanto di seguaci spietati al seguito, l’intera produzione prende una grande pausa per fermare completamente gli eventi per approfondire in modo troppo eccessivo lo stato d’animo del protagonista, ormai devastato (a causa delle disgrazie che per rispetto verso di voi non diciamo) e quasi completamente pazzo. La prigione, nuova location principale della serie, diventa così una dimora fissa che viene contrapposta alla città del governatore, il quale, the-walking-dead-live-bait-4x06onde evitare ripercussioni e forte del proprio diritto di sovranità, avverte il vero pericolo nella figura di Rick e dei suoi compagni decidendo così, onde evitare di essere “detronizzato” di muover guerra contro questi. Un finale estremamente deludente, privo di un qualunque pathos degno di nota, ci consegna una nuova serie di episodi che alle tante aspettative non hanno sempre saputo dare la giusta soddisfacente risposta.

Giungiamo così, “e finalmente!” direte voi, a parlare della quarta stagione, quella messa in onda lo scorso anno e divisa in due parti (tanto che gli ultimi sei episodi li abbiamo visti ad inizio 2014). E’, a mio parere, la stagione migliore, sotto certi punti di vista, perché fondamentalmente ben calibrata, giusta, coerente e ricca di colpi di scena non sempre scontati e non sempre banali, capace a volte di far salire dentro di noi la bile perché complice di sapere mettere in luce la natura cinica e spietata di questo prodotto, che molte volte si lascia andare a superficialità e mancanze. Questa quarta stagione si dimostra essere un po’ come Ulisse tra Scilla e Cariddi, da una parte è vittima della mal gestione delle stagioni precedenti (ed il peso di tutto ciò si vede, sopratutto nel pessimo modo in cui vengono gestiti alcuni antagonisti, liquidati in modo troppo avventato) mentre dall’altra ha il difficile compito di aprire, finalmente, nuovi orizzonti che possano stimolare l’attenzione dello spettatore anche in futuro, sopratutto per coloro che non hanno o non vogliono leggere il fumetto omonimo.the-walking-dead-season-4-part-2

In questo modo si arriva ad una conclusione tanto semplice (e per certi aspetti ovvia) quanto funzionale e ben orchestrata, che ci porta ad attendere questa quinta stagione con molte aspettative, per certi aspetti lecite, nella vana speranza che gli autori abbiano saputo far tesoro delle critiche mosse in passato ed abbiano saputo metter in scena una nuova confezione di episodi che, sebbene spezzati in due parti, sappiano comunque mostrarsi interessanti.

Perché quel che più rattrista nel vedere The Walking Dead è che a volte, arrivati alla fine di una puntata, la sensazione principale che vive nello spettatore è quella della noia,5422bc4f49f5a della completa apatia al contrario di altre serie tv presenti sul mercato dalle quali a volte ne esci emotivamente distrutto. Non mi aspetto un episodio in stile Game of Thrones dove son arrivato persino, con la quarta stagione, a chiudere il mio computer portatile di botto dopo aver visto la morte della Vipera Rossa, ma non posso più giustificare una produzione che creda che al giorno d’oggi gli spettatori si interessino all’ennesimo walker/zombie ucciso o alla ennesima testa presa a picconate (talvolta anche nel modo sbagliato così da mettere in luce il Make Up non al top).

Insomma, dopo tutto questo trafiletto, aspettiamo con (moderata) ansia la metà di ottobre per tuffarci in questa nuova stagione di The Walking Dead che se rispetta le premesse potrebbe davvero far salire di grado il valore di questo prodotto televisivo troppo spesso sottovalutato o sfruttato nel modo sbagliato.

Claudio Fedele

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Claudio Fedele

Nato il 6 Febbraio 1993, residente a Livorno. Appassionato di Libri, Videogiochi, Arte e Film. Sostenitore del progetto Uninfonews e gran seguace della corrente dedita al Bunburysmo. Amante della buona musica e finto conoscitore di dipinti Pre-Raffaelliti.
Grande fan di: Stephen King, J.R.R. Tolkien, Wu Ming, J.K. Rowling, Charles Dickens e Peter Jackson.

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