24 Ottobre 2020

Stai guardando la tv, nella tranquillità della tua cameretta lo squillo del telefono o l’arrivo di un’inaspettata notifica su Facebook pone fine al tuo riposo. Probabilmente in cuor tuo sai già di cosa si tratta, del resto si sta avvicinando il week end. Così rispondi o controlli sul pc, era ciò che temevi o speravi… sei stato convocato per la calcettata. Per alcuni è un semplice svago, un ritrovo tra amici ma per altri è una religione, un’occasione di riscatto e per dimostrare il proprio valore. Personalmente ho vagato in lungo e in largo partecipando a numerose calcettate, grazie alle quali ho raccolto esperienza sui casi umani che affollano i campi da gioco e quest’oggi, preso da una sorta di raptus causato dal mio amore(?) per l’antropologia, ho deciso di catalogare tutti quei casi clinici coi quali mi sono trovato ad avere a che fare nel mio peregrinare da un campo all’altro. Ovviamente compreso il sottoscritto, che non accontentandosi di rientrare in una sola categoria si fa portavoce di almeno due o tre di esse.dv1648028

 

L’organizzatore – Ci tiene profondamente allo svolgimento dell’evento ed è sempre lui ad organizzare e ad invitare i partecipanti. E’ probabilmente il più coraggioso di tutti, le infinite difficoltà di riuscire a mettere insieme una decina di personaggi instabili di mente non lo scoraggia. Spesso deve fare i conti con le assenze dell’ultimo minuto e si ripromette ogni volta che sarà l’ultima calcettata che organizza ma alla fine ci ricasca sempre. Di solito è anche quello al quale tutti si affidano per fare le squadre.


 

Il fenomeno – E’ quello bravo, punto. Ha un passato misterioso, forse aveva realmente avuto la possibilità di sfondare o forse non ha mai giocato ma siccome è molto ”sfavato”, non ha mai coltivato il proprio talento. A volte capita che sia solo un mero prestigiatore, fa mille giochetti e acrobazie (spesso imparati al solo scopo di rimorchiare) salvo poi sbagliare l’impensabile.

 

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Il sottoscritto

Il campione convinto – Lui sa di essere il migliore, per lui è un dato di fatto. Solitamente attende con impazienza la calcettata per aver l’occasione di mostrare agli altri il proprio valore, nonostante questo bene o male che vada, niente scalfirà mai la sua convinzione di superiorità. Spesso coincide con l’egoista della squadra ma quando invece di segnare fa un assist ci tiene a sottolineare l’importanza del suo passaggio e costringe gli altri a festeggiarlo come se avesse segnato. Nel profondo rispetta il fenomeno, ammette la sua bravura ma lo snobba, convinto di essere migliore. Solitamente possiede le più incredibili maglie ufficiali che indossa con fierezza per calarsi al meglio nel personaggio.

 

Il ritardatario – E’ lecito arrivare in ritardo, capita a tutti. Si può far tardi per andare a scuola, a una cena persino all’aeroporto ma alle calcettate no, non si può, è immorale. Il ritardatario è l’incubo di tutti coloro che giocano ed in particolar modo dell’organizzatore, che fino all’ultimo secondo rischia di veder annullata o irrimediabilmente compromessa la propria calcettata. Inoltre mina il morale del gruppo ma quando lo vedono apparire di corsa, dopo gli inevitabili insulti lo vanno tutti ad abbracciare commossi.

 

Lo squattrinato – Anche lui è un must di ogni calcettata che si rispetti. È quello che a fine partita si defila in fretta oppure punta il compagno debole di cuore chiedendogli in prestito i soldi per il campo, soldi che il suo compagno ovviamente non rivedrà più tornare indietro. In alcuni casi lo squattrinato si presenta in campo con costose scarpe e completini nuovi creando inevitabilmente tensione tra i poveri martiri che in passato hanno pagato per lui.

 

Il fortunato – Non si sa come ma segna sempre. Sprovvisto dei fondamentali requisiti tecnici per partecipare alle calcettate nonché inabile alla corsa e al gioco di squadra, per tutta la durata della partita non combina niente ma al momento decisivo, con un tocco a dir poco scoordinato riesce a dare alla sfera una traiettoria tale da far impallidire le leggi stesse della fisica e incredibilmente a segnare. Di regola è invidiato e disprezzato dal campione convinto, egli lo ritiene un giocatore scarsissimo ma invidia la sua capacità di essere decisivo sotto porta (anche perché se il fortunato risulta essere decisivo potrebbe rubargli scena).

 

Il portiere – Una categoria speciale è per loro. Rappresentano la croce dell’organizzatore, sono rari da trovare e ancor più difficile trovarli bravi. Paradossalmente quelli che giocano in quel ruolo a calcio, una volta passati al calcetto rinnegano il loro passato insistendo per giocare fuori, riducendo così considerevolmente le chance di arruolarli. Ma esiste una strada particolare per entrare a far parte di questa categoria, ovvero essere talmente scarsi palla al piede da costringere gli altri a metterti in porta. Può sembrare crudele ma è l’unico modo per molti giocatori di prendere parte alle calcettate poiché altrimenti non sarebbero convocati.


 

Il litigioso – Come giocatore non è malaccio ma prende molto sul serio le partite. Come tanti non vuole mai perdere e considera la sconfitta un’onta intollerabile per sé e per i propri avi.image_8c6e3ea6c8d6d5bdb92705cfb204a9de Finché vince è tranquillo ma nel momento in cui rischia il risultato si incaponisce nel voler fare tutto da solo e ogni fallo subito è il pretesto buono per mettere in scena delle risse con gli avversari. Questo comportamento rischia di renderlo antipatico agli altri ma a fine partita tutti amici come prima, almeno fino alla prossima settimana.

 

Il macellaio – E’ l’incubo di tutti coloro che sanno giocare. Il macellaio è un giocatore spigoloso che ritiene di essere bravo ma in realtà passa più tempo a colpire gli stinchi che il pallone. Spesso rientra tra le cause degli infortuni del perenne infortunato inoltre causa molte risse col litigioso. È una mina vagante.

 

Il chiacchierone – Parla parla, ma quanto parla. Arriva in compagnia di un povero Cristo che già si sta sorbendo uno dei suoi racconti che a tratti affondano le proprie radici nel mito. Giunto al campo mette al corrente tutti gli altri delle sue infinite avventure ma non si accontenta. Il chiacchierone sente l’impulso irrefrenabile di dover parlare anche durante la partita e ogni occasione è buona per fare battute infelici o narrare aneddoti dei quali evidentemente a pochi importano. Ad alcuni può risultare simpatico, per altri è insopportabile.

 

Il perenne infortunato – E’ il ragazzo che prende parte a una partita e poi scompare per svariati mesi falcidiato dai più improbabili infortuni. Non potete comprendere la gioia dell’organizzatore quando ormai raschiato il fondo del barile e senza speranze contatta il perenne infortunato che si dichiara sano e arruolabile per il fine settimana. Ovviamente durante la partita si farà male e non sarà più disponibile per vari mesi.

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Il professionista mancato – E’ il classico giocatore che non perde mai occasione di rammentare agli altri di quel famoso infortunio che lo colpì nel lontano 1997 e che a causa del quale non potè andare a giocare nel Real Madrid. Il professionista mancato a volte è stato realmente colpito da gravi infortuni ma in altri casi tutt’altro. E allora ad ogni stop o passaggio riuscito male vi ricorderà di quando, correndo per casa, picchiò l’alluce nello stipite della porta compromettendo così per sempre la sua radiosa carriera.

 

Lo scarso – Niente da aggiungere, la categoria è già abbastanza esplicativa. È colui al quale ricorre all’ultimo minuto l’organizzatore, ha troppa voglia di giocare e per non far saltare tutto chiama lo scarso poiché sapendo che nessuno lo chiama lo troverà disponibile. Per lo scarso ricevere anche all’ultimo minuto una convocazione è un sogno che si realizza. È il giocatore però che nessuno vorrebbe in squadra, soprattutto il campione convinto. Non immaginate il dolore di quest’ultimo quando vede l’organizzatore, finite di fare le squadre, venirgli in contro, abbassare lo sguardo, aprire le braccia e sussurrare ”Mi spiace, ho fatto il possibile”. A quel punto il campione convinto capisce che si troverà lo scarso in squadra e per lui, ormai, il fine settimana è inevitabilmente compromesso.

 

Il motivatore – E’ un gran chiacchierone anche lui, si sente particolarmente esperto di tattica e dispensa consigli inutili a tutti che però fanno solo finta di ascoltarlo. Rientra di solito tra i più scarsi e quando la squadra subisce gol scarica prontamente la colpa sugli altri. Spesso viene alle mani con il litigioso che come si sa è provvisto di poca pazienza.

 

Infine un cenno è d’obbligo per il cosiddetto ”egoista” e per ”l’esaltato”, sono due casi che tutti conosciamo fin troppo bene ma ritengo personalmente che siano, rispetto alle altre, due micro categorie e dunque possono appartenere come sotto insieme alle altre citate sopra.

 

A tutti prima o poi capita di essere convocati per una calcettata, se è successo rientrate in una di queste categorie.

Alessio Nicolosi

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