25 Gennaio 2020
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Busto di Adriano.

E’ da poco trascorso il 10 Luglio, e ho deciso di affrettarmi e riuscire a scrivere, perché in quella data morì Adriano e non c’è giorno migliore da dedicare alla sua memoria. Il grande imperatore filelleno, di cui già abbiamo parlato a proposito del Pantheon, fu un grande statista, un filosofo, un mecenate. Durante il suo impero Roma visse finalmente in pace (più o meno), poche battaglie, poche guerre, dopo esser stata guidata da un grande generale, Traiano, con il quale raggiunse la sua massima estensione. Dopo aver consolidato i confini, viaggiò, viaggiò ovunque all’interno dell’impero, soggiornando anche nelle grandi città d’Oriente, così da entrare in contatto con le diverse culture e fare dell’arte romano-imperiale quel grande capolavoro di eclettismo e esotismo la cui più grande manifestazione è la Villa a Tivoli. Oltre al Pantheon, un altro grande monumento sopravvissuto al passare dei secoli si deve ad Adriano: ed è un monumento che si trova nel cuore della città, un monumento simbolo della Roma papale, Castel Sant’Angelo. La fortezza infatti, in origine era il mausoleo dell’imperatore, che sembra fu progettato da Adriano stesso, che era solito metter mano ai progetti delle grandi opere pubbliche. Ad Adriano si devono i restauri e le ricostruzioni ad Atene, il Vallo di Adriano, e mille altre opere per il cui elenco non basterebbero 10 articoli.
Come ormai saprete, quando parlo della Roma imperiale ho i brividi, e non so mai cosa raccontarvi, tanto sconfinata è la mia ammirazione per l’Impero. Ma, complice anche “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, ho un debole per questo imperatore filosofo, artista, umanista in un certo senso, la cui personalità è affascinante e complessa, incomprensibile e maestosa. Certo, come accade per ogni grande uomo che ha fatto la Storia, anche la sua vita è percorsa da ombre e misteri; ma la luce di cui risplendono le sue opere non ne viene offuscata, e i secoli passati non fanno che aumentare la bellezza di questo periodo: se avessi a disposizione una macchina del tempo per tornare indietro in un periodo a mia scelta, non sceglierei  Augusto, sceglierei Adriano, senza alcun dubbio. Perdonatemi la retorica, è solo perché ammutolisco davanti a certe meraviglie, e non ho ancora deciso dove portarvi oggi.

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Pianta dell’area archeologica

Pensando e ripensando, e sapendo benissimo che il mio vero amore (dopo Adriano, s’intende) è l’architettura classica, ho deciso di lanciarmi e di passeggiare (solo virtualmente, purtroppo) a Villa Adriana (anche grazie al supporto di un libro spettacolare che consiglio a chiunque sia appassionato di architettura classica, “Architettura Romana” di Ward-Perkins). Copriva in origine 120 ettari circa, e fu realizzata in un periodo compreso tra il 118 e il 136, a partire da un nucleo di età sillana. La villa suburbana era infatti sempre stata un “must” per qualsiasi personaggio importante a Roma: si tratta di ville immerse nella pace della campagna o della costa, lontane dal caos cittadino e dai giochi di politica e di palazzo (insomma…), con ninfei, fontane, giardini, statue, terrazze, passeggiate coperte, portici e criptoportici. Veri e propri paradisi che rispondono al gusto del proprietario: abbiamo la villa di Tuscolo di Cicerone, le ville di Pompeo, di Livia, la residenza a Capri di Tiberio e molti altri esempi. Ma a Villa Adriana più che il desiderio di pace e di solitudine, a farla da padrone è la personalità dell’imperatore, il suo forte eclettismo, la sua passione per l’Universalità. Grazie alla tecnica dell’opus caementicium, che permette davvero di osare con le forme e gli spazi, e che era stata portata al massimo livello dal grande Apollodoro di Damasco, entrando nella villa ancora oggi non si può restare impassibili. Spazi sconfinati come La Piazza d’Oro, angoli esotici come il Canopo e angoli mozzafiato come il Teatro Marittimo, il criptoportico, le terme, i giochi di luce originati dalle volte e dalle nicchie…e poi le statue, i mosaici, i marmi….tutto stupisce, tutto meraviglia, niente si presenta mai uguale.


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Il Pecile.

Ma cominciamo dall’ingresso. Il primo edificio in cui ci si imbatte è il Pecile: si tratta di un quadriportico, che delimitava un giardino con grande piscina centrale. Su lato nord il portico era doppio, costituendo quindi una passeggiata coperta di 430 m circa. Il nome fa riferimento alla grande stoà poikile di Atene, un richiamo che non poteva mancare nella villa dell’Imperatore. Proseguendo, si arriva all’Antinoeion,  la tomba-tempio in onore di Antinoo, il giovane amato dall’imperatore morto annegato nel Nilo nel 130 d.C.: e l’ispirazione dell’architettura è senza dubbio egizia. Ricorda infatti, per le esedre, le vasche, le arcate e i cortili, ma anche lo schema dei due templi affrontati, il Serapeion di Roma, e i santuari di Iside. Adriano sembra essere stato durante tutta la sua vita particolarmente attratto dai culti orientali e misterici, non solo dal punto di vista “estetico” ma anche da quello spirituale. Superato l’Antinoeion, attraversiamo le Grandi Terme, il Pretorio, e arriviamo a quello che si presenta come una magia, qualcosa di mistico e surreale: il Canopo.

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Il Canopo.

La struttura più famosa della villa è infatti qualcosa di meraviglioso e indefinibile: ci si arriva dall’alto, da una sorta di collinetta che sovrasta la piccola depressione in cui si trova il ninfeo…e pur sapendo benissimo cosa stiamo per vedere, quando ci si apre il paesaggio è come se si materializzasse improvvisamente un sogno. La costruzione del Canopo risale a un periodo precedente il 130 d.C. (anno del viaggio in Egitto) e si tratta di una evocazione di un ambiente egizio, esotico, come il canale omonimo. Si tratta insomma di un giardino nilotico destinato ai banchetti, come testimonia il triclinio posizionato al centro dell’esedra sul lato corto del canale. Tutt’intorno, un susseguirsi di arcate e statue classiche, giochi d’acqua, cascatelle, mosaici…un ambiente magico anche oggi. E possiamo solo immaginare come dovesse apparire le notti d’estate, quando, illuminato da fiaccole e lanterne, fungeva da maestosa scenografia per le feste e i banchetti dell’imperatore e dei suoi invitati.

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Il Canopo.
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Il Teatro Marittimo
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Il Teatro Marittimo

Ma dobbiamo tornare indietro, fino al Pecile. Da qua, seguendo un imperatore che quasi ci prende per mano, arriviamo a un’altra magia, una meraviglia di tecnica, ingegneria e architettura: il Teatro Marittimo. Si tratta di una vera isola artificiale, cui si accedeva grazie a due strutture girevoli in legno, in modo che l’imperatore potesse, ogni volta che lo desiderava, isolarsi dal mondo sulla sua isola privata, “nel cuore di quel ritiro ombroso, mi ero fatto costruire un asilo più celato, un isolotto di marmo al centro di un laghetto contornato di colonne, una stanza segreta che un ponte girevole unisce alla riva o, piuttosto, segrega da essa”. Era una portico circolare con colonne ioniche e volte a botte situato al centro del canale artificiale, a sua volta inserito in una struttura che sembra quasi una domus nella domus. Pur nel piccolo, troviamo infatti la pianta della domus, con atrio, cortile, portico, tablino, cubicula, impianto termale. Insomma, passeggiando per Villa Adriana non è possibile annoiarsi, perché qualcuno, un tempo, ha cercato di inserirvi tutti quegli elementi che potessero trasportare il visitatore in un sogno, potessero ricordargli in un solo sguardo tutti gli angoli della Terra.

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Il Canopo.

La villa però è anche molto altro, moltissimo. E magari, come si dice, lo scopriremo la prossima puntata.

 

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Tempio di Venere.


Giulia Bertolini.

 

Fonti: Ward-Perkins, Architettura Romana


Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano, seguite da Il Taccuino di Appunti.

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UNESCO

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Giulia Bertolini
Giulia Bertolini

Sono nata a Livorno nel 1992, e fin da piccola alla fatidica domanda "Cosa vuoi fare da grande?", ho sempre risposto "L'archeologa", avendo bene in mente, lo ammetto, Indiana Jones. Dopo aver frequentato il liceo classico di Livorno, mi sono iscritta prima alla facoltà di Beni Culturali e poi alla magistrale in Archeologia dell'Università di Pisa perché, nonostante tutto, il grande sogno di "fare l'archeologa" non mi ha abbandonata. Le mie grandi passioni sono pala, piccone, pennellino e trowel, perché non c'è niente di più bello che portare alla luce anche i frammenti più piccoli e sapere di essere la prima persona a sfiorarli dopo secoli, ma anche tutto ciò che abbia l'odore dell'antichità, dai musei, ai siti archeologici, ai grandi personaggi.

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