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La Redazione - 23 Ottobre 2018

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VENERDÌ E DOMENICA “L’ELISIR D’AMORE” – Tutto quello che c’è da sapere sulla prima lirica del Goldoni della stagione

La Redazione - 23 Ottobre 2018
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Martedì 23 Ottobre, ore 12 – Teatro Goldoni
LA PRODUZIONE E CAST
de “L’ELISIR D’AMORE”
Titolo inaugurale Stagione Lirica
Produzione della Fondazione Goldoni


L’elisir d’amore – La Trama

Atto primo.

L’azione ha luogo in un villaggio dei paesi baschi alla fine del XVIII secolo.

Mentre i mietitori stanno riposando all’ombra, la loro fittavola Adina legge in disparte un libro che narra la storia di Tristano e Isotta. Intanto, il contadino povero Nemorino la osserva ed esprime per lei tutto il suo amore e la sua ammirazione, dolendosi della propria incapacità di conquistarla (“Quanto è bella, quanto è cara”). I contadini chiedono ad Adina di leggere ad alta voce e lei riferisce la storia di Tristano che, innamorato della regina Isotta, ricorre a un filtro magico che lo aiuta ad attirare il suo affetto e la sua fedeltà (“Della crudele Isotta”).

Mentre Nemorino sogna di trovare questo magico elisir, arriva al paese il sergente Belcore con lo scopo di arruolare nuove leve. Egli corteggia Adina e le propone di sposarlo (“Come Paride vezzoso”), ma la bella fittaiuola risponde di volerci pensare un po’. Segue un duetto tra Adina e Nemorino in cui la donna espone la sua teoria sull’amore: l’amore fedele e costante non fa per lei (“Chiedi all’aura lusinghiera”).

Arriva poi il dottor Dulcamara, un truffatore, che, spacciandosi per medico di grande fama, sfoggia alla gente i  propri portentosi preparati (“Udite, udite, o rustici”): Nemorino gli chiede se per caso abbia l’elisir che fa innamorare e il ciarlatano gli offre per uno zecchino una bottiglia di vino bordeaux, spiegando che l’effetto si farà sentire dopo un giorno (quando egli sarà già lontano da quel villaggio). Nemorino beve l’elisir e si ubriaca: ciò lo fa diventare disinvolto quel tanto che basta per mostrarsi indifferente nei confronti di Adina, che subito prova un certo fastidio, abituata com’è a sentirsi desiderata.

Adina, per vendicarsi dell’indifferenza di Nemorino, accetta di sposare il sergente Belcore, che però dovrà partire il giorno dopo; pertanto, le nozze vengono fissate per il giorno stesso. Nemorino cerca di convincere Adina ad attendere fino al giorno successivo (lui sa che solo il giorno dopo avrà effetto l’elisir), ma Adina se ne va con Belcore.

Atto SECONDO

Fervono i preparativi per le nozze. Dulcamara e Adina improvvisano una barcarola a due voci (“Io son ricco e tu sei bella”). Quando giunge il notaio, Adina dice di voler aspettare la sera, perché vuole sposarsi in presenza di Nemorino, per punirlo della sua indifferenza.

Nemorino vuole comperare un’altra bottiglia di elisir ma non avendo più denaro si arruola tra i soldati di Belcore per avere la paga (“Ai perigli della guerra”). Belcore così ottiene di allontanare il suo rivale.

Giannetta sparge la notizia che Nemorino ha ottenuto una grande eredità da uno zio deceduto da poco (“Saria possibile?”). Questo non lo sanno né l’interessato, né Adina, né Dulcamara: la novità fa sì che le ragazze del paese corteggino Nemorino e questi pensa sia l’effetto dell’elisir. Dulcamara resta perplesso, Adina si ingelosisce.

Dulcamara le racconta di aver venduto a Nemorino l’elisir e lei capisce di essere da lui amata (“Quanto amore! Ed io spietata”). Nemorino gioisce quando si accorge di una lacrima negli occhi di Adina, che gli rivela che anche la ragazza lo ama (“Una furtiva lagrima”). Adina riacquista il contratto di arruolamento di Nemorino e glielo consegna, invitandolo a restare nel paese. Nemorino è deluso, vorrebbe una dichiarazione d’amore che non arriva e allora dichiara di volersene andare: solo allora Adina cede e dichiara di amarlo (“Prendi, per me sei libero”). Belcore conclude che in un altro paese troverà qualche altra ragazza da corteggiare, Dulcamara se ne va trionfante per il successo del suo elisir (“Ei corregge ogni difetto”).


“L’elisir d’amore”: più un debutto che un ritorno al Teatro Goldoni

di Alberto Paloscia, Direttore artistico stagione lirica

L’elisir d’amore (prima rappresentazione assoluta Milano, Teatro della Canobbiana, 12 maggio 1832) è considerato universalmente uno dei titoli più eseguiti e conosciuti dello sterminato repertorio operistico di Gaetano Donizetti (Bergamo, 1797 – Parigi 1848). Il successo di pubblico fu trionfale fin dalle prime recite ed anche la critica salutò il primo capolavoro “giocoso” del musicista bergamasco con grande entusiasmo. Così l’autore scriveva al suo maestro Giovanni Simone Mayr all’indomani della prima rappresentazione: “ La Gazzetta giudica dell’Elisir d’amore e dice  troppo bene, troppo, credete a me, troppo!”. Tratto da un lavoro di Eugène Scribe, Le philtre, tradotto praticamente alla lettera, il libretto di Felice Romani, ovvero il più prestigioso librettista del tempo, costituisce già di per sé un’ossatura ideale per quella che è considerato il punto di forza e l’aspetto di maggiore novità dell’Elisir donizettiano: quella fascinosa commistione di comico e di sentimentale, di farsesco e di malinconico, che rende quest’opera un modello della poetica del primo romanticismo operistico italiano. Un’opera che rappresenta un’autentica svolta nei confronti del melodramma comico rossiniano, dominato da un’impostazione implacabilmente oggettiva e surreale, ben lontana da quella vera e propria ‘umanizzazione’ del personaggio – ereditata in parte dalla componente larmoyante propria dell’opera buffa napoletana portata a vertici incomparabili dai vari Pergolesi, Cimarosa e Paisiello, e da quel filone dell’opera “semiseria” affermatosi in Italia negli ultimi decenni del Settecento e coltivato in parte dallo stesso Rossini – che conferirà nuova linfa al genere dell’opera buffa o giocosa. Se i lasciti del modello rossiniano si ritrovano ancora nella tracotanza militaresca del personaggio di Belcore e nella caratterizzazione impagabile del ciarlatano Dulcamara, la coppia dei protagonisti, Adina e Nemorino, è contraddistinta da una vena lirica e da una delicatezza dei tratti psicologici non ancora sperimentati nella drammaturgia musicale dell’opera italiana del primo Ottocento. “Alla base della straordinaria vitalità dell’Elisir d’amore – scrive uno dei maggiori storici del belcanto italiano, Rodolfo Celletti – possiamo porre quattro elementi: il rapido e brioso taglio del libretto; la sintetica, ma efficacissima caratterizzazione di tutti i personaggi; la spontanea ed il perfetto equilibrio dei passaggi dal tono comico – o magari anche farsesco – a quello sentimentale e patetico; e, infine, la felicità della descrizione ambientale, in cui la tersa e idilliaca atmosfera campestre si alterna di continuo all’esistenza pettegola e ingenua, insieme, di un villaggio, la cui piazza è il naturale polo di attrazione di tutti gli avvenimenti salienti e, potremmo aggiungere, la sede d’una sorta di teatro del teatro”. Ci pare opportuno aggiungere che Elisir porta a consolidamento l’opera di ambientazione rustica e idilliaca già esplorata nel Settecento dalla Nina pazza per amore di Paisiello (1789), immersa nella temperie di un primo romanticismo di matrice leopardiana dalla Sonnambula di Bellini (andata in scena, sempre a Milano, l’anno precedente), che troverà la sua incarnazione crepuscolare e tardo ottocentesca in uno dei titoli più rilevanti del teatro musicale di Pietro Mascagni, L’Amico Fritz (1891).

È un fatto veramente singolare che L’elisir d’amore manchi dai palcoscenici di Livorno – nell’Ottocento piazza ‘donizettiana’ d’elezione, governata sotto il profilo operistico  per molti anni da quel geniale impresario che fu Alessandro Lanari (S. Marcello di Jesi,1787 – Firenze, 1852), committente dell’Elisir al Teatro della Canobbiana – dal lontano 1929. Un’assenza che conferisce grande interesse e curiosità a questa ripresa in terra labronica ed al Teatro Goldoni, che già nella passata stagione ha ‘riscoperto’ con LTL Opera Studio un titolo quasi sconosciuto del compositore bergamasco quale Pia de’ Tolomei.

La nuova produzione del nostro Teatro punta sul ritorno sul podio del M° Marco Severi, direttore formatosi nella prestigiosa tradizione del Maggio Musicale Fiorentino sotto la guida di grandi maestri quali Muti, Mehta, Chung e Bychkov e già applaudito nello spettacolo inaugurale della stagione 2017-2018, Nabucco di Giuseppe Verdi, e sul debutto a Livorno di un regista di consolidata esperienza e fama internazionale quale il ceco Ludek Golat, dal 1998 al 2009 sovrintendente del Teatro Nazionale di Moravia-Slesia di Ostrava e affermatosi in un repertorio vastissimo, che spazia dal teatro barocco al Novecento storico e all’opera contemporanea. Altro aspetto da sottolineare: il proseguimento della collaborazione con il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, iniziata proprio un anno fa con Nabucco e che culminerà nella prossima riproposta della Bohème pucciniana; dalla Fondazione lirica del capoluogo toscano provengono infatti alcuni elementi scenici e costumi di questa edizione livornese di Elisir, che verrà realizzata in coproduzione con un altro importante Teatro di tradizione italiano quale il Sociale di Rovigo, con cui da un decennio il Goldoni ha instaurato un felice sodalizio.

Nella scelta dei due cast, per i ruoli principali, per le recite di Livorno e Rovigo, abbiamo confermato la linea dei giovani interpreti vocali in ascesa, quasi tutti provenienti dalle esperienze dell’Opera Studio, con la presenza di un interprete donizettiano affermato come il baritono Sergio Bologna, già acclamato a Livorno in titoli quali Bohème, Rigoletto e Manon Lescaut;  si rinnova, in particolare, una sinergia tra artisti esperti e giovani specialisti del repertorio belcantistico come i soprani Paola Santucci, Silvia Lee e Maria Salvini, i baritoni Valdis Jansons, Italo Proferisce e Matteo D’Apolito già conosciuti al nostro pubblico; una particolare attesa per il debutto al Goldoni di un tenore emergente quale Marco Ciaponi, che ha partecipato quasi esordiente al primo Cantiere Lirico mascagnano della Fondazione Goldoni. Una compagine artistica che spero restituirà ancora una volta al pubblico tutta la freschezza e la vitalità di questo grande capolavoro.


Nota di Marco Severi, Direttore d’orchestra

Ogni opera lirica è una metafora dell’animo umano, Elisir ci parla di amore, credulità, vanità, etc. Il sapiente libretto calibra tutta la gamma delle sensazioni umane in maniera leggera ma per questo non meno profonda.

L’amore  impossibile di Nemorino, lui povero, per la bella e ricca Adina alla fine troverà compimento attraverso un gesto di amore di lei per salvare lui da una scelta che gli avrebbe rovinato la vita, un inno all’amore; amore omnia vincit.

La figura di Dulcamara è molto frequente in tutte le epoche, si promettono grandi meraviglie in cambio di poche lire, senza sforzo. La verità è che la realizzazione di qualsiasi cosa, esige  sforzo e duro lavoro e fede in ciò che si crede.

Belcore rappresenta l’immagine di chi si sente tronfiamente interessante perché indossa una divisa o potremmo dire, riveste una carica; ovviamente gli altri lo deridono e, fatto ancora più comico, lui non se ne avvede.

La partitura esprime tutte queste caratteristiche umane con una grande sapienza nell’uso dell’orchestra, a volte leggera, a volte più potente, sempre seguendo il racconto e l’onda delle sensazioni dei personaggi coinvolti.

L’opera lirica è non solo melodia, canto ma anche, lo ripeto, metafora delle passioni umane, da quelle meno nobili fino alla redenzione operata dall’amore.


 Nota di regia di Ludek Golat  

 La celebre opera comico-romantica de L’elisir d’amore è sempre attuale. Sul palcoscenico del Teatro Goldoni di Livorno vedremo Adina che vive in un paese toscano ed è proprietaria di un Agriturismo chiamato emblematicamente “Tristano e Isotta”. Le scene saranno ambientate classicamente ma attualizzate alla nostra epoca: tutta la trama dell’amore di cui è permeata l’opera di Donizetti si svilupperà, infatti, attraverso tattiche e strategie amorose di oggi, con protagonisti credibili vestiti con costumi contemporanei. E vedremo anche la forza del “marketing”, forza della suggestione ed autosuggestione, così tipica della società in cui viviamo. E per un momento anche il ciarlatano comincerà a credere al suo Elisir d’amore. Ma alla fine “Omnia vincit amor!!!”


CAST COMPLETO


Sull’impianto scenografico de L’elisir d’amore, lunedì 29 ottobre, alle 9 e alle 11 al Teatro Goldoni andrà in scena “Il piccolo elisir”, una versione pensata specificatamente per i bambini, prodotta dalla Fondazione Goldoni ed inserita nella stagione di Teatro Ragazzi organizzata in collaborazione con Comune di Livorno, Cred e Pilar Ternera.

L’adattamento verterà su un’accurata selezione di quadri musicali del capolavoro donizettiano  in grado di creare una forte empatia con i giovani spettatori, che durante lo spettacolo saranno accompagnati nelle dinamiche della vicenda dalla voce attoriale di Michele Crestacci.

Gli interpreti canori saranno alcuni dei protagonisti dell’opera: Silvia Lee nel ruolo di Adina, Tatsuya Takahashi in quello di Nemorino, Matteo D’Apolito Il dottor Dulcamara, Italo Proferisce  Belcore e Maria Salvini Giannetta.

Molto attiva la presenza del VII circolo didattico “G. Carducci”: oltre a piccoli strumentisti del metodo didattico Orff  – Schulwerk, il plesso scolastico aggiungerà sul palcoscenico anche il coro voci bianche, che in più di un’occasione supporterà i cantanti nelle “giocose” melodie di Gaetano Donizetti.

Anche i bambini spettatori (circa settecento tra scuole primarie e di secondo grado) dopo aver seguito uno specifico percorso propedeutico, avranno momenti in cui potranno interagire con il palcoscenico sotto la direzione della maestra Laura Brioli.
La drammaturgia e la regia dello spettacolo saranno curati da Alberto Paloscia e Carlo da Prato.


 

Modalità e prezzi

Biglietti ancora disponibili presso il botteghino del Teatro Goldoni (0586204290) aperto dal martedì al sabato dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Nei giorni di rappresentazione sarà aperto a partire da 2 ore prima dell’orario di spettacolo.

I Biglietti sono in prevendita on line su : www.goldoniteatro.it e www.ticketone.it


L’elisir d’amore – Le rappresentazioni a Livorno

(Fonti: Fulvio Venturi L’opera lirica a Livorno 1658-1847 e 1847-1999, Circolo Musicale Galliano Masini)

Teatro Avvalorati, gennaio 1836

Vecchio Giardinetto, marzo 1836

Teatro Avvalorati, carnevale 1837 e maggio 1839

Arena Labronica, estate 1842

Teatro Rossini, aprile-maggio 1846

Vecchio Giardinetto, 26 dicembre 1855

Teatro Avvalorati, aprile 1856 / 18 novembre 1872 / 25 dicembre 1877

Teatro Politeama, 16 novembre 1882 / 22 aprile 1906 (3 rappr.) / 3 marzo 1915

Teatro Moderno, 16 agosto 1922

Teatro Politeama, 18 giugno 1928 (3 rappr.) / 5 febbraio 1929