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In questi giorni, l’Italia s’indigna davanti allo spettacolo di squallore e distruzione che gli hooligans olandesi hanno lasciato in pieno centro a Roma. Prescindendo dalle trite considerazioni sul potere immenso assunto dal calcio nel nostro Paese, la mia riflessione personale si concentra su un altro aspetto. Per una sorta di ‘esperimento sociale’, ho voluto attendere qualche giorno prima di esprimere la mia pur modesta opinione su questi fatti: ero curiosa infatti di vedere chi per primo avrebbe espresso tutta la propria rabbia e avrebbe protestato. Non sono rimasta delusa. In poche ore, la notizia ha fatto il giro del web e si è alzato un coro incredibile di lamentele, molte delle quali provenienti da ipocriti individui che non solo non hanno idea del valore della statua danneggiata, ma sarebbero pronti a compiere le stesse azioni messe in atto dagli olandesi (e forse anche di peggio…) se si trattasse di accanirsi contro opere appartenenti alla città storicamente avversaria della propria.

Non fraintendetemi: le critiche agli atteggiamenti degli hooligans sono quantomeno fondate, ma siamo sicuri che tutti abbiano il diritto di parlare? Possono farlo coloro che sfregiano, usando le bombolette spray o la vernice, palazzi storici, chiese, e piazze solo per comunicare al mondo concetti di dubbio spessore o per tener vivo il campanilismo? E coloro che, ostentando odioso menefreghismo e pigrizia fisica e mentale, appiccicano i loro chewing gums o abbandonano i loro rifiuti su statue, colonne e ponti?

Ma soprattutto, ancor più a monte, mi chiedo se possano farlo i politicanti che permettono alle opere storiche di un Paese come il nostro – che costituiscono una percentuale importantissima in relazione al patrimonio artistico mondiale nel suo complesso – di essere ogni giorno dimenticate nei magazzini dei musei o peggio lasciate cadere a pezzi o soffocate dall’inquinamento. Da qualsiasi parte ci voltiamo, in Italia non vediamo altro che siti archeologici, affreschi, palazzi: tanto che forse ci siamo ormai abituati a ciò che invece i turisti riescono ad ammirare a bocca aperta. Un esempio per tutti, Pompei: sito di inestimabile valore del quale purtroppo non rimarrà niente se non si porrà un freno all’incuria che lo sta divorando. Come si può pensare, infatti, che gli altri ci rispettino e comprendano il valore di ciò che abbiamo, se noi siamo i primi a non rispettare noi stessi?

Non ci si deve stupire, però: in fondo fu il nostro Ministro dell’economia che nel 2010 affermò che “di cultura non si vive”. Certo, ciò può esser vero se la cultura, come nel nostro Paese, non viene adeguatamente valorizzata e sostenuta da necessari stanziamenti di fondi. Se riuscissimo a vedere al di là del nostro naso, forse, capiremmo che quei fondi non sarebbero certo gettati al vento, ma al contrario si tratterebbe di investimenti fondamentali per risollevare le sorti – non solo economiche – di una nazione che potrebbe invece tranquillamente vivere solo e soltanto di turismo.