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Bella addormentata: tra sogno e realtà

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Il terzo appuntamento della Stagione Danza della Fondazione Teatro Verdi di Pisa, ha visto in scena lo spettacolo Bella addormentata, del Nuovo BallettO di ToscanA, diretto da Cristina Bozzolini, con la coreografia di Diego Tortelli e le musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij.

Negli ultimi lavori l’interesse della compagnia Nuovo BallettO di ToscanA, formata da giovani talentuosi sempre più affiatati, si è focalizzata sulla rilettura, tutt’altro che didascalica, di alcuni balletti di repertorio: Coppelia, Giselle, Romeo e Giulietta, firmati da grandi nomi della coreografia nazionale, quali Fabrizio Monteverde, Eugenio Scigliano e Davide Bombana. Una scelta artistica coraggiosa nella quale la direttrice Cristina Bozzolini, con passione e rispetto della tradizione ha scommesso, realizzando nuove produzione rivolte al contemporaneo, ottenendo un grande successo.

La storia di un sogno

 

Il titolo che tutti noi conosciamo è La Bella addormentata, definito “il balletto dei balletti”, dal grande Rudolf Nuereyev. Il balletto è stato ideato dal maestro e coreografo Marius Petipa nel 1890, su musiche di P. I. Čajkovskij ed ispirato alla favola di Charles Perrault.

In questa versione del giovane coreografo Diego Tortelli, la storia originale diventa “la poesia che vive nel cuore dell’uomo e che ha bisogno di essere risvegliata”, come lui stesso ha definito.

Il protagonista in questo riadattamento, moderno e introspettivo, è il Poeta, (Roberto Doveri), che sogna Aurora (Matilde Di Ciolo), un’ideale di donna perfetta, contrapposta alla vera Fidanzata del Poeta (Veronica Galdo).

Lo spettacolo, strutturato in dodici quadri, si apre con un’Ouverture che presenta agli spettatori una “metropoli danzante” nella quale tutti i danzatori vestiti di bianco evocano, con grande dinamicità, le pagine di un libro ancora da scrivere. Una sorta di tabula rasa, dalla quale il Poeta deve ripartire cercando l’ispirazione, che però non sembra trovare con la Fidanzata.

La coreografia, procedendo per scene, mette inoltre in risalto il contraddittorio relazionarsi del Poeta con il suo Alter-ego mascherato (Martino Biagi); il tormento del fallimento e la ritrovata ispirazione; la routine del vivere quotidiano; la separazione tra il Poeta e la Fidanzata; il suo tradimento spirituale con Aurora; il ritorno del Poeta alla realtà e all’amore vero.

Bella addormentata o Bello addormentato?

 

Un megafono riproduce il Grande Valzer N.6 reso celebre sia dal balletto classico nel quale è presente fin dal I Atto, sia dalla canzone Lo so del’omonimo cartone Walt Disney, e qui utilizzato come leitmotiv per evocare l’amore tra il Poeta e la Fidanzata.

Ogni personaggio è caratterizzato da emozioni e sentimenti che si riflettono nelle loro gestualità. Il Poeta è un uomo tormentato dal sogno di un’ideale al quale tenta di avvicinarsi, con grande fisicità, che lo porta ad avere movimenti tendenti verso il basso: rotolamenti, slanci e giochi di forza soprattutto nel fronteggiarsi con il suo Alter-ego. Struggente e decisivo è anche il suo assolo, nel quale stringe a sé alcuni pezzi di carta rossi, simbolo di un tormento poetico e d’amore, che di lì a breve si trasformerà in “estasi” grazie al desiderato congiungimento con Aurora.

Forte, energica e viscerale è la danza della Fidanzata, che non si concede lirismi o gestualità cariche di pathos, ma al contrario affronta il Fidanzato con movimenti spigolosi ed un sapiente controllo del proprio corpo.

Poetica, fluida e sospesa è invece la danza di Aurora. In body rosso è circondata da “ombre bianche”, che la spostano da un lato all’altro della scena attraverso una concatenazione di prese ed equilibri in continua evoluzione.

La dimensione del sogno è resa grazie a un escamotage: il “palco dentro al palco”. L’apparizione dell’Alter ego del Poeta e di Aurora viene mostrata all’interno di una scatola scenica ben definita dai grandi teli bianchi ed uno nero trasparente che la separava dal proscenio. I due mondi, uno reale e l’altro immaginario a tratti onirico, erano in continua relazione attraverso rimandi mimetico-gestuali simmetrici o speculari tra loro, in quanto le azioni erano agite simultaneamente. Spesso il Poeta assisteva immobile alla proiezione del suo sogno, mostrando le spalle al pubblico.

Nel finale il “Bello addormentato” Poeta, raggiunto il proprio ideale, realizza che la perfezione non è più ciò di cui ha bisogno, ritornando tra le braccia della Fidanzata. Le quinte cadono, il fondale si apre e viene svelata la macchina teatrale.

I due innamorati, vestisti di bianco come due sposi, danzano armoniosi sopra un telo sospeso da un lato, dove sono proiettate le loro ombre, accompagnati dal leitmotiv iniziale trasmesso al megafono.

Sogno e realtà

 

Il balletto di repertorio che vedeva al centro Aurora, qui trova centralità in un uomo che, tormentato dalla difficoltà di realizzare i propri sogni, vive tra l’immaginario ed il reale. Non più quindi la storia di Aurora e del suo Principe azzurro, ma quella di un uomo, reale e contemporaneo che vive un dramma interiore: la ricerca della perfezione attraverso la proiezione del suo sogno a occhi aperti, da un lato, e la realtà dall’altro.

Nel finale arriva la consapevolezza che la perfezione non esiste, ma la realtà può essere migliore del sogno. Ai corpi stessi dei due innamorati è affidato il compito di “scrivere” una nuova pagina del loro libro, attraverso la proiezione delle proprie ombre sul telo bianco. Una visione romantica di un dramma interiore che trova il suo lieto fine.