29 Maggio 2020

Parlare di un tema come quello del numero chiuso, da sempre, genera un caos di polemiche, accuse, minacce di ricorso. Spesso e volentieri infondate. In data odierna si sono svolti i test di ammissione per la Facoltà di Medicina, e a breve si terranno quelli di Architettura e Veterinaria. Il destino di migliaia di studenti in bilico.

Come ogni anno le associazioni studentesche si mobilitano, scendono in piazza, manifestano contro il “governo-ladro” che priva del diritto agli studi gli studenti di ogni età e che spegne i loro sogni. E’ davvero così? Si nasconde qualche macchinazione oscura dietro al numero chiuso?


Assolutamente no, e fortunatamente è stato introdotto il numero chiuso. Fortunatamente, beatamente.
Coloro che si lamentano della lesione al diritto allo studio spesso non sanno di cosa stanno parlando. Il diritto allo studio non viene leso nella misura in cui viene concepita l’idea di un test di ammissione, e nemmeno se si introduce un ristretto numero di studenti che saranno ammessi all’insegnamento delle materie del corso di esame.
Nelle normative che regolano il settore non è prevista alcuna limitazione: si può “tentare la fortuna” un numero indefinito di volte senza vedersi preclusa la possibilità di ritentare, e si può comunque optare per altre Facoltà di seconda scelta. Se così non fosse, verrebbe negata a questo punto la possibilità di soddisfare le proprie aspirazioni, e di intraprendere quel determinato percorso di studi. Questo sì, sarebbe un omicidio al diritto allo studio.

Given that it does not appear that there is a limit on the number of times a candidate can sit the test, the applicants still have the opportunity to pass it and gain admission to the course of their first choice.

La normativa italiana prevede che tale limitazione sia giustificata sulla base di due elementi:

  1. La capacità e il potenziale delle strutture universitarie
  2. Il “fabbisogno di professionalità del sistema sociale e produttivo”

Sono due variabili che assai raramente vengono menzionati, spesso di cui non si tiene adeguatamente conto. Immaginate l’ultima aula di università nella quale avete sostenuto un esame, o frequentato una lezione di scuola superiore, ed immaginate che al suo interno ci siano sei-volte-tanto le persone che ricordate: 120 studenti in un’aula di 20, 600 studenti in un’aula che può contenerne 100.
Oltre a notevoli problemi logistici, immaginate la qualità dell’insegnamento, con uno sparuto numero di insegnanti sovraccaricati dal lavoro e dall’onere di garantire l’adeguata professionalità e capacità ad un numero di studenti così elevato. Nella migliore delle ipotesi avremmo in una decina d’anni un esercito di medici ignoranti.

Che, per inciso, avrebbero il compito di salvare le nostre vite.
Se trovano lavoro.
Il secondo criterio fa riferimento proprio a questo aspetto, ed è forse il fattore che più di tutti risulta determinante: l’esigenza pressante di formare professionisti che possano trovare lavoro in un contesto produttivo, e che possano trovarlo in fretta. Questo perché la Facoltà di Medicina offre sbocchi professionali molto scarsi, se si esclude l’esercizio della professione medica che è naturale proseguimento del percorso di studi, a differenza di altre facoltà (informatica, fisica, giurisprudenza, economia). Che senso avrebbe inserire sul mercato del lavoro 100 medici, se la società ha bisogno di soltanto 20 medici? Ci ritroveremmo con 80 medici, ammesso e non concesso che siano stati assunti i migliori, per la strada, e le conseguenze avrebbero una portata sociale enorme.

The Court further considers that these restrictions conform to the legitimate aim of achieving high levels of professionalism, by ensuring a minimum and adequate education level in universities in appropriate conditions, which is in the general interest.

Potremmo domandarci se effettivamente il numero di studenti da ammettere di anno in anno sia troppo scarso, o si rischino esuberi, ma questo non attiene certamente al tema in questione. La valutazione è qui di esclusiva competenza ministeriale.
Troppe ragazze e troppi ragazzi vogliono fare i dottori, ma non c’è posto per tutti. Questa è la realtà.
La formulazione del test di ammissione è indubbiamente perfettibile. Ma questa è un’altra storia.
La Relazione dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) consegnata pochi giorni fa testimonia come i medici siano i più veloci a laurearsi, con poco meno di un anno di ritardo di media, e come assai raramente abbandonino il percorso di studi intrapreso: il test di ammissione assicura, in questo senso, che i candidati che superano la selezione siano adeguatamente motivati, a differenza di altre facoltà (Scienze Sociali e Scienze Politiche su tutte) dove il tasso di abbandono è altissimo e dove la laurea si prende spesso per diletto.

 

Si fa troppo presto a parlare di merito, nel Bel Paese. Il merito però vogliamo vederlo prima di tutto negli altri: se tocca a noi rimboccarci le maniche, allora iniziano i primi sbuffi, le prime lamentele, le prime accuse a denti stretti.


Per cui, ben venga il numero chiuso. Guardate cosa accade nella Facoltà di Giurisprudenza: eserciti di giuristi che nonostante i numerosissimi sbocchi professionali rimangono spesso a bocca asciutta; più avvocati a Roma che in tutto il territorio francese.

P.S. le note inglesi sono tratte da una sentenza dell’aprile del 2013, un vero e proprio punto di riferimento che invito a leggere: http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-118477

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6 thoughts on “A favore del numero chiuso: riflessioni a pancia piena

  1. Commento sintentico:
    1.Anche se a tutti fosse permesso di entrare a medicina, chi ottiene la laurea è inevitabilmente una persone capace e con delle potenzialità, quindi il problema del medico incapace non si pone.
    2.Quello che dici a proposito dell’occupazione in ambito medico è l’esatto contrario di quello che in realtà sta succedendo, visto che nel sistema sanitario c’è sempre più carenza di personale medico http://www.repubblica.it/salute/medicina/2014/03/17/news/in_10_anni_mancheranno_15mila_medici_sistema_a_rischio-81217263/?ref=fbpr

    1. Ti rispondo in merito al punto due della tua considerazione. Suppongo che per “personale medico” tu intenda un laureato in Medicina e Chirurgia che, dopo i 6 anni canonici , ha conseguito una specializzazione nei vari campi della medicina (ortopedia, gastroenterologia, le varie chirurgie etc). Specializzazione che varia in durata tra i tre anni fino ad arrivare ai sei per le scuole chirurgiche,a cui si accede dopo aver superato un concorso specifico. Essere assunti nel SSN senza una specializzazione o un contratto di specializzazione è assolutamente impensabile in Italia. Tutto liscio se non fosse per il fatto che, al momento attuale, i posti disponibili per le scuole di specializzazione non coprono minimamente il numero dei nuovi laureati in medicina. Per l’anno accademico 2012/2013 i posti disponibili per tutte le scuole di specializzazione a livello nazionale erano appena 4500 (fonte: http://attiministeriali.miur.it/anno-2013/aprile/dm-24042013.aspx) a fronte di 10 mila e passa nuovi ingressi alla facoltà. Si sente parlare ad oggi di un’ulteriore riduzione del numero di posti disponibili per la specializzazione. A che pro, alla luce di questi dati, si potrebbe pensare di abolire il numero chiuso? Tralasciando gli ovvi problemi logistici di formazione universitaria già spiegati nell’articolo, ci ritroveremo un esercito di laureati in Medicina che, molto semplicemente, non possono fare i medici perché non potrebbero specializzarsi e quindi integrarsi nel SSN. Il numero chiuso quindi è una necessità se pur dolorosa e mortificante per chi si è visto sbarrare la strada.

  2. Perché non usare gli stessi metodi per l’ingresso di ingegneria ? E perché non usare lo stesso metodo di sviluppo dei corsi?
    La selezione, passatemi il termine, è praticamente naturale, molti provano e si mettono in gioco e magari decidono di abbandonare successivamente, quantomeno hanno avuto la possibilità .
    Per l’inserimento nel mondo del lavoro non mi sembra che ci siano così tanti problemi per gli ingegneri ( dati Unistat alla mano consultabili liberamente ).
    Il paragone medicina – giurisprudenza secondo me proprio non regge, le differenze sono abissali sotto molti punti di vista.

  3. Molto brevemente (sono le 2 di notte!) rispondo ad entrambi:
    @ Eva: relativamente al punto 1, questo non è assolutamente vero e mi stupisco si possa pensare qualcosa del genere. Chi consegue la laurea in 15 anni non ha le stesse conoscenze di chi la consegue in 5-6. Sulla carta sicuramente sì, all’atto pratico no. Inoltre, se fosse permesso a tutti di entrare, e andrebbe scritto a lettere maiuscole, la qualità dell’istruzione medica colerebbe a picco. In merito al punto 2, andrebbero valutate le criticità del sistema sanitario, le disfunzioni e le inefficienze causate dalla competenza regionale della materia, ragioni politiche in materia di personale, ma non certo le politiche dell’istruzione. Al massimo il numero dei medici ammessi ogni anno, ma ne ho accennato sopra. =)

    @ Francesco: domanda interessante, ma si determinerebbe comunque il collasso. Qui però entriamo più nel merito politico nella questione.. ingegneria è orchestrata diversamente, prevede mentalità diverse, capacità diverse ed è naturalmente più selettiva.. a giurisprudenza il metodo ingegneria ha funzionato? Mica tanto.. 😛
    Il paragone medicina – giurisprudenza regge fondamentalmente perchè sono le due facoltà che si crede garantiscano prospettive di reddito più alte: quanti studenti iscritti a giurisprudenza (del primo anno) non hanno passato l’esame di medicina? Scopriresti che sono tanti..

  4. Punti di vista. In ogni caso non è certo il numero chiuso ad evietare che uno studente consegua una laurea in 15 anni e per quanto riguarda il “perfezionamento” del numero chiuso questo coinciderebbe con la sua eliminazione e con l’accesso libero alla facoltà visto che i posti disponibili, anzi mancanti vanno ben oltre la richiesta annua degli studenti.

  5. Punti di vista. In ogni caso non è certo il numero chiuso ad evietare che uno studente consegua una laurea in 15 anni e per quanto riguarda il “perfezionamento” del numero chiuso questo coinciderebbe con la sua eliminazione e con l’accesso libero alla facoltà visto che i posti disponibili, anzi mancanti vanno ben oltre la richiesta annua degli studenti di iscriversi a medicina.

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