14 Agosto 2020

“In Iraq, nel 2007, a fronte di 130.000 soldati regolari c’erano 160.000 addetti di compagnie private; alle latitudini di Kabul, nel 2010, i militari erano 68.000, i contractors 104.000; se poi lo sguardo si allarga alle guerre tra “stati senza esercito ed eserciti senza stato” che infestano il contesto postcoloniale ogni possibile rapporto è destinato a saltare.”
(Tratto dal Manifesto del 28 dicembre 2012).

 

Cosa sono, o meglio, chi sono i Contractors”?


La parola inglese Contractor” si è affermata a partire dagli anni novanta per indicare indistintamente sia  le “Compagnie Private di Sicurezza” (CMP), società di capitali per lo più americane o multinazionali in grado di fornire servizi specialistici di natura militare, sia il personale assunto da queste nello svolgimento delle loro attività, spesso formato da ex militari.

Le CMP nascono nel periodo successivo alla Guerra Fredda, contraddistinto da tagli agli armamenti, dismissione di militari altamente qualificati e nuove liberalizzazioni in ogni stato del globo; la prima Società di “Contractors” fu la Sudafricana “Executive Outcomes”, fondata proprio da ex soldati veterani appartenenti alle truppe speciali di Pretoria, ma ben presto il fenomeno si allargò in molte nazioni del mondo.

Executive_Outcomes_logo

Per lungo tempo rimaste lontano dai riflettori, queste compagnie hanno raggiunto una discreta fama solo a partire dagli anni 00 del Duemila, con la decisione di Bush Junior, l’allora presidente degli Stati Uniti d’America, di utilizzare questi “addetti alla sicurezza” privati accanto all’esercito regolare americano nei teatri di guerra dell’Afghanistan e dell’Iraq.

Le Compagnie Private di Sicurezza” da quel momento divennero vere e proprie società militari, con un arsenale superiore a quello di molti stati e in grado di offrire il proprio urto bellico al miglior offerente.
In altri termini, divennero società di gestione di mercenari, né più, né meno.

Nel corso di questi ultimi anni il loro utilizzo non è scemato, anzi, è addirittura aumentato: in Palestina nel 2009 durante l’operazione militare “Piombo Fuso” Isreaele si fece affiancare da diverse compagnie private, in Libia nel 2011 Obama inviò decine di migliaia di “consiglieri militari privati” con lo scopo di combattere Gheddafi e aiutare i ribelli, in Iraq dopo il rientro delle forze americane in patria sono presenti tutt’oggi migliaia di “addetti alla sicurezza” e in Afghanistan i “Contractors” sono ancora utilizzati in supporto all’esercito regolare statunitense.

Ma cosa ha prodotto questo vero e proprio boom del “Mestiere delle Armi” ?
In realtà le ragioni sono varie, da collocare essenzialmente nel contesto storico occidentale post-capitalista in cui ci troviamo e riassumibili in :


  1. La repulsione sociale, prima propria solo della popolazione europea e ora anche di larga parte di quella americana, nei confronti della guerra, talvolta vista ipocritamente come la radice di tutti i mali.
    Questo sentimento definito dal politologo Edward Luttwak come “Post-Eroismo” rende poco appetibile alla popolazione occidentale un qualsiasi tipo di conflitto offensivo.
  2.   La necessità ancora viva e sentita per gli stati moderni di difendere i propri interessi anche attraverso attacchi preventivi ; questa “legittimazione all’offensiva”, intrinseca allo stato stesso in quanto legata alla sua Sovranità, è oggi sepolta da questa repulsione sociale ed ha stimolato l’espansione del mercato delle “Compagnie Private di Sicurezza”, il cui giro di affari in un decennio è raddoppiato arrivando a 200 miliardi di dollari annui( quanto il PIL italiano, per darvi una idea )
  3. Infine, lo status giuridico dei “Contractors” non è lontanamente paragonabile a quello dei soldati regolari, non sono soggetti ad alcun obbligo costituzionale o legale ma solo a quelli derivanti dal contratto con la propria Compagnia Privata di Sicurezza.

 

Ciò consente agli Stati stessi di ottenere risultati strategici enormi senza temere di incontrare sanzioni internazionali e il caso forse più eclatante è quello dei circa duecentomila Contractors presenti in Iraq e pagati dal Governo Statunitense, più volte al centro della cronaca per eccessi e violenze sui civili e mai davvero puniti dalla legge.

 

Il grafico mostra il rapporto fra "contractors" e soldati regolari statunitensi. Com'è facile vedere, nell'ultimo decennio il rapporto è arrivato a 1:1
Il grafico mostra il rapporto fra “contractors” e soldati regolari statunitensi.
Com’è facile vedere, nell’ultimo decennio il rapporto è arrivato a 1:1

L’aspetto appena trattato, l’utilizzo dei “Contractors” come veri e propri mercenari, è quello ad oggi più conosciuto dalla stampa mondiale ma è diventato oramai marginale: seguendo un processo proprio di ogni grossa società, le “Compagnie Private di Sicurezza” hanno infatti iniziato a diversificare la loro offerta e le loro forme di guadagno.

Dal semplice utilizzo in guerra di personale qualificato sono passate a consulenze militari, negli Stati Uniti le “Compagnie Private di Sicurezza” nazionali sono integrate in ogni Sistema di difesa, dalle consulenze militari sono passate all’addestramento dell’esercito, in Africa le truppe locali sono oramai preparate alla guerra da soggetti privati, e dall’addestramento militare sono passate alla estrazione mineraria diretta di materie prime, spesso richiesta ai vari governi africani come forma di pagamento per i servizi svolti.

 

La "C3 Defense Inc" è una delle Compagnie  più poliedriche, i suoi servizi passano dalla formazione militare, alla vendita di armi fino all'utilizzo di "contractors"
La “C3 Defense Inc” è una delle Compagnie più poliedriche, i suoi servizi passano dalla formazione militare, alla vendita di armi fino all’utilizzo di “contractors”

Proprio per queste ragioni, fermare oggi queste compagnie o anche solo causare una inversione di tendenza è difficile se non del tutto impossibile.

Al contrario, è molto più semplice ritenere che il loro business continuerà a crescere nei prossimi anni.

Loro, più volte intervistati, si difendono con un vecchio detto anglosassone: “Business as usual”.
“Affari, come sempre”.

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Giulio Profeta
Giulio Profeta

Dottorando, abilitato alla professione forense, livornese.
Sono uno dei fondatori del progetto "Uni Info News", nonché attuale presidente dell'associazione; ho avuto l'idea di buttarmi in questa avventura per promuovere uno stile di vita attivo fra tanti miei coetanei, all'insegna del confronto come motore di crescita personale.

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