1 Ottobre 2020

Vi prego di non prendere troppo sul serio le mie parole, neanche io a volte so quello che dico ma il lettore ben accorto avrà compreso che il titolo non è altro che una banale provocazione. Ci tengo a sottolinearlo nella speranza che non venga strumentalizzato dal primo giovanotto deviato che passa (voi sapete a chi mi riferisco), il quale dopo aver condiviso post con improbabili citazioni sull’onore o sul fatto che la scuola sia inutile, condivida queste poche righe solo per sostenere la sua indegna causa contro la sventurata maestra. Riflettendoci, forse i miei timori sono più che infondati dato che verrà letto solo dai miei tre o quattro fedelissimi lettori, i quali tengo ad avvisare che ivi purtroppo non troveranno soluzioni ai mali che affliggono l’Italia e la scuola italiana. In tal senso temo di farvi perdere tempo, per cui provvedo a ricordarvi che in questo momento si sta svolgendo il day time del Grande Fratello e se per colpa mia e di questo articoletto perdeste una sessione giornaliera del reality, sento che non potrei mai perdonarmelo.

Prima di andare al sodo permettetemi di narrare un piccolo aneddoto: c’era una volta un bambino che andava a scuola, aveva voti alti in quasi tutte le materie a parte vabbè matematica, d’altronde insomma, a chi piace la matematica? Ma c’era un’altra materia nella quale zoppicava: musica. Costretto a suonare il flauto per tutte le elementari e la pianola alle medie, aveva ormai sviluppato un odio smisurato per tale materia. Non c’è una sola motivazione valida, forse la considerava una perdita di tempo, non la vedeva una materia story_book_by_aycatanrikulu-d3aluz2fondamentale come le altre ovvero semplicemente una mancata predisposizione verso la stessa. Alle superiori, per sua letizia, non era prevista quella materia e avvenne ciò che la sua ex maestra di musica non avrebbe mai potuto immaginare. Il bambino divenuto ragazzo comincia per sua iniziativa a studiare chitarra, parte con la classica e poi passa all’elettrica prendendo per circa tre anni lezioni private, riscoprendo anche una passiona per la stessa pianola. Quel ragazzo tutt’ora suona la sua chitarra e per la cronaca quel ragazzo non è altri che il sottoscritto.


Da qui muove i suoi passi la mia personale riflessione e, come comprenderete, il discorso analogo vale anche per la lettura. I dati italiani riguardo la lettura, lo sappiamo, sono più che imbarazzanti e provvedo subito a snocciolare qualche dato. Secondo una ricerca condotta dall’Istat nello scorso anno pare emerso un dato impressionante: più di un italiano su due, negli ultimi dodici mesi, non ha letto alcun libro e in circa 26 milioni dichiarano di averne letto solo uno. Tante volte si è parlato dell’importanza della lettura, non sono io che deve rammentarvelo. La ripresa di un paese passa dalla cultura dei cittadini e quest’ultima passa necessariamente dalla lettura ma ancor di più dal saper leggere. Talvolta non basta leggere, è necessario qualcosa di più per distinguersi dal gregge di pecore che pende dalle parole del demagogo di turno. Ora, concedendo tutte le attenuanti del caso come la crisi economica e quant’altro, memore dell’aneddoto narrato poc’anzi, non è che una responsabilità appartenga anche a quei professori che non hanno saputo responsabilizzare e stimolare i propri alunni, instillando la giusta passione verso la cultura, alimentando per converso un’indifferenza verso la stessa e ad ogni sua altra manifestazione?

Un adolescente sbuffa nel momento in cui viene costretto a leggere un vecchio malloppone polveroso. Diciamolo chiaramente, è necessario sorbirsi quei mattoni, da alcuni L'attimo_fuggentegiustamente non si può trascendere ma perché non concedere un’alternativa? Non giriamoci intorno tanto lo sappiamo, se il ragazzo un libro non lo vuole leggere, non lo legge. Va su internet, legge la trama e copia sul quaderno il riassunto, il lavoro è presto fatto. Dunque ne vale la pena o la pratica funge solo al docente per tenersi pulita la coscienza?

Il professore diligente, dalla sua, potrebbe sostenere che ci sono dei programmi prefissati da seguire e che “a tutti i costi” devono essere portati a termine. Nel programma scolastico dunque non ci sarebbe tempo e modo per stimolare ed alimentare le libere manifestazioni intellettuali dei singoli alunni, che poi è l’obiettivo che la scuola dovrebbe perseguire. Non è certo un segreto che la povera scuola italiana difetti in quanto a materiale umano e fondi ma sono convinto che i docenti resterebbero sorpresi da cosa siano capaci di partorire le giovani menti adeguatamente stimolate. Sono pochi coloro che cercano veramente di tirare il meglio da ogni alunno quando si preferisce invece che uno studente sappia un po’ di tutto piuttosto che eccellere in qualcosa. Anche perché sicuramente non tutti i poveri alunni avranno avuto la fortuna di avere come professore un novello ShangriLa_detail2Robin Williams ispirato da “L’attimo fuggente”.

Di conseguenza giunti fin qui ci si chiederà allora se esista un rimedio e se sì eventualmente quale sia. Molti, come fossero alla ricerca del Santo Graal, rivolgono lo sguardo al di là delle Alpi o degli oceani. Si tramandano fra gli studenti numerose leggende al riguardo: si narra di paesi incantati dove non esiste la terrificante pratica delle interrogazioni o dei famigerati compiti per casa e così gli alunni, guardando fuori dalla loro finestra che dà sul cortile, fantasticano abbandonandosi all’immaginazione su queste mitiche scuole lontane, sospese tra realtà e fantasia assimilabili alla città di El Dorado o Shangri La.

Purtroppo in questa sede non siamo in grado di comparare i vari sistemi scolastici considerata la mancanza di elementi in mio possesso e comunque sia non è educato guardare in casa degli altri. Ogni società a seconda delle proprie condizioni deve trovare la sua strada poiché in questo caso non è sufficiente allungare il collo e sbirciare il foglio dello zelante compagno di banco. Il nostro sistema scolastico non sarà certo annotato tra i migliori e talvolta può cagionare qualche danno ma l’ignoranza in generale, sì lei è sicuramente peggio. Come il lettore accorto avrà ben inteso, le erbe per creare il miracoloso farmaco affondano le radici presso quell’isola chiamata Utopia. Quell’unico, povero e perseverante lettore ormai giunto fin qui si sarà reso conto dell’inutilità delle mie parole che sono scritte sulla sabbia. Pura e semplice retorica lo so, vi prego di compatirmi dovevo studiare e ho solo trovato un modo per procrastinare.

Alessio Nicolosi


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