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Qui su Uni Info News, il mercoledì è dedicato alla letteratura! Con cadenza settimanale, verranno pubblicati racconti e poesie di giovani autori da tutta Italia, selezionati dalla nostra redazione!

Scrivi poesie o racconti? Hai un romanzo nel cassetto? Contattaci all’indirizzo uninfowriters@gmail.com ricevi un feedback dalla redazione e pubblica con noi!

Oggi pubblichiamo il quarto capitolo di una storia in sei puntate al confine tra sogno e realtà, firmate Alice Rugai. Buona lettura!

SUNSET

I dolori della giovane Beatrice

di Alice Rugai

L’orologio ticchettava inesorabile il susseguirsi dei minuti. Aveva dovuto accompagnare sua madre ai colloqui e si era portata da ripassare, così nel caso qualche suo prof fosse passato dal corridoio, lei avrebbe fatto la figura della studentessa modello. Sua madre era già un po’ che si trovava dentro l’aula dove sedeva la Sforza quando Anna apparve dal fondo del portone. “Hey tu” disse, non appena fu abbastanza vicina “ieri che hai combinato? Non hai neanche aperto facebook, ero preoccupata..” “Tu lo fai sempre, di bucare e sparire e..” “Hai bucato?” “Sì” rispose sottovoce Beatrice, guardandosi attorno in maniera sospetta e sospettosa. “Non ci credo..e con chi aspetta aspetta… Thomas! Mancavate entrambi” “Sei perspicace” “Grazie, tua mamma è dentro?” “Già…Speriamo non le dica di ieri, ha già abbastanza problemi senza la figlia adolescente che marina la scuola” “Già…la mia è con quella di inglese….oddio lo sai che ha un nome buffissimo? Si chiama tipo Concetta o giù di lì..Uno di quei nomi da vecchia, non mi sorprende che non l’abbia mai detto” “Eh, neanche la Sforza…chissà come…”.Beatrice si alzò dalla seggiola lasciando i libri sul tavolinetto, e Anna la seguì, ondeggiando il suo didietro stretto nei jeans super attillati. “Come si chiama?” Beatrice lesse il foglio attaccato alla porta “Eleonora”. Le due amiche si guardarono sconcertate. “Sai quanta gente c’è che si chiama così…” accennò Anna in un disperato tentativo di migliorare l’atmosfera. “Sì, ma non tutti hanno lo stesso numero di telefono mi immagino” “Bea, cosa hai intenzione di fare?” Beatrice si sollevò le maniche a righe rosse e nere della maglia, lasciando brillare alla luce del sole il suo polsino di pelle borchiato. “Vedrai”

“E così pensi che sia lei” commentava Thomas per telefono. “Ci sono buone possibilità.. e la cosa mi disgusta tremendamente” “ Allora perché vuoi indagare?” “ Non lo so, penso sia giusto” “Ci vediamo stasera, fatti trovare pronta” “Non vedo l’ora”. Beatrice spense il cellulare e si gettò sul letto. Non era vero. Non poteva essere vero. Che schifo. Con la testa appoggiata sul morbido cuscino annusava l’aria per sentire se c’era ancora l’odore di Thomas. Meno male c’era Thomas, menomale esisteva lui e sarebbe esistito per sempre. Avrebbe per sempre illuminato quel buio mondo così come le stelline fosforescenti illuminavano camera sua di notte. Scese in cucina a prendere un succo di frutta e vi trovò sua madre tutta truccata ed elegante. Era bella, proprio bella con quei suoi tacchi a spillo un po’ troppo anni ottanta ormai, così come i pantaloni e il cinturone. “Avrà trovato anche lei un professore, quello di inglese non è affatto male” pensò Beatrice. “Esci stasera?” le chiese. “No” “Ah, stai bene così” “Grazie, amore, pensavo non mi stessero più”

Stavolta c’era anche suo padre a cena, ma non parlò molto. Sua madre continuava ad agitare i capelli in maniera quasi patetica e Beatrice non vedeva l’ora di finire la carne e tornarsene in camera. Non capiva perché quella donna così bella e attraente continuasse a perdere tempo dietro a suo padre. Chiaro, era sempre suo padre, ma da qualche anno aveva smesso di comportarsi da tale. Non era più neanche un marito, e, adesso veniva fuori che forse c’era di mezzo la Sforza. Sembrava uno di quei romanzi contemporanei così psicologicamente depressivi, uno di quei volumi che non avrebbe comprato mai, neanche a sconto in qualche bancarella.
Caro diario, quando Thomas è arrivato ieri notte erano quasi le tre e giuro che mi ha fatto paura. Quasi mi ero addormentata, nel vestito verde scuro che avevo comprato per un capodanno ma poi non avevo mai messo. Mi ero arricciata un po’ i capelli quindi potevamo sembrare la giovane vergine e il vampiro. Lui era vampiro nell’anima e nei vestiti. Portava un gilet grigio e dei pantaloni neri eleganti, ma i suoi capelli erano spettinati come al solito. “Seguimi” mi ha detto e, non senza fatica, ci siamo calati giù dalla finestra. Mi devo ricordare di piantare un albero. Non è affatto agile per essere un vampiro, ha l’affanno, ma anche mentre ansima sfiancato è così dannatamente bello. Mi ha portato vicino al cimitero, nella parte dove ci sono gli alberi all’entrata, aveva apparecchiato come per una cena elegante e aveva portato un piccolo stereo. “Principessa…la cena è pronta” Per un attimo ho temuto che la cena fossi io, vittima sacrificale pseudo consenziente, ma poi ha tirato fuori una vaschetta di gelato e fra le risa e la nostra canzone preferita, illuminati dalla luna, fra le tombe, ci siamo messi a mangiarlo.

 

I am only a little owl who lost its way home
This is not the place where I should be
This day is darkness, I am not free
I want the little lights of the night
I wanna scream upon a tree
I cannot live without thee
There are no streets, the hope is tight
I have lost myself forever
I won’t return ever
All I can do it is to pretend
I’ve finally found home
In my imagination

 

“Non sapevo i vampiri mangiassero il gelato” “Posso fare uno sforzo, per lei” “La ringrazio” “Si figuri” Poi Thomas mi si è avvicinato e, come in ogni scena romantica che si rispetti, mi ha baciata. Ci siamo sdraiati sulla tovaglia e..
“Bea ho trovato il tuo diario!” urlò Anna dall’altra stanza. “Brutti marmocchi pestiferi!” aggiunse poi, in direzione dei suoi fratelli, strappandogli di mano il potente manoscritto. “Ecco dove diavolo era finito” “Scusa ma in casa mia è sempre così, le cose le devi sempre tenere sott’occhio, ma continua a raccontarmi..” “Beh insomma cosa credi?” “L’avete fatto?” “Avevo le mie cose” “Oddio per un vampiro deve essere una cosa bellissima!” “Cos’è? Adesso ti sei finalmente arresa al fatto che sia un vampiro?” “No, era una battuta..” “Comunque non l’abbiamo fatto” “Sei veramente senza speranza, cosa vuoi di più di un bosco?” “Non lo so, forse era tutto troppo perfetto, c’era qualcosa di finto”

Beatrice quella mattina aveva lo sguardo fiero e coraggioso, Anna e Thomas erano un po’ spaventati, e invece Giacomo la solita faccia da cannato che si sveglia presto la mattina solo per andare a trovare all’entrata la sua dama che fa ancora il liceo. “ Secondo me fai solo del casino” commentò Anna. “Secondo me invece non è lei” disse Thomas. Entrarono e presero i soliti posti. La Sforza fece l’appello e poi scelse le vittime sacrificali da immolare al dio dei Sali: Anna e Federico Giacometti. “Bea, gli unici Sali che conosco sono quelli da bagno, aiuto!” “Creerò un piccolo diversivo, ma non ti prometto niente”. La donna iniziò ad interrogare e Beatrice tirò fuori dalla cartella il cellulare e, di nascosto, iniziò a mandare squilli alla professoressa con numero privato. Neanche un suono, forse si era sbagliata. Provò a lasciare squillare e si accorse che la borsa verde acido della Sforza vibrava. Era lei. La donna continuò a fare domande e fece finta di nulla. Beatrice riattaccò: l’aveva in pugno. “Professoressa, mi scusi credo che qualcuno la stia chiamando” la avvertì la nostra eroina in t-shirt dei Blink 182, e poi si girò verso Thomas che rideva sotto i baffi. “Che occhio Bevilacqua! Devo essermelo dimenticato acceso. Esco un attimo a spegnerlo. Voi non suggerite, tanto quando torno chiederò cose diverse” La Sforza si alzò e, in compagnia della sua acida borsa, si diresse verso il bagno. Anna tornò al banchino in cerca degli ultimi appunti e nel frattempo commentò: “Avevi ragione” “Sfortunatamente sì”.
“Ciao cara, sono io con un altro numero. Che ne dici di trovarci a pranzo al solito posto? Francesco” “D’accordo ma sono a scuola non mi chiamare. A dopo amore. Ele”

“Ti vuoi del male, non ti fa altro che stare peggio questo giochino” “No, avrò una piccola vendetta, ti sbagli: sto meglio”. Italiano aveva concluso i suoi drammi esistenziali novecenteschi e la campanella era suonata. Anna era al telefono con Giacomo e bestemmiava contro la Sforza e il suo “tre regalato”, Federico sorrideva per il suo otto e Beatrice tramava sotto gli occhi premurosi del suo vampiro preferito. “Hai intenzione di andare all’incontro?” “Sei matto? Ovvio che no, non so neanche dove sia il loro dannato “solito” ” “E allora?” “Beh, non presentarsi ad un appuntamento è già un bel punto meno alla loro relazione, no?” “Magari scopre che è stato tutto uno scherzo idiota” “Ma almeno passa un bel pomeriggio da sola e triste e le sta bene” “Forse” “Non cercare di farmi venire i sensi di colpa, non ne ho e non me li merito” “Forse dovresti prendertela più con tuo padre” “Ogni cosa a suo tempo… Dopo fai ginnastica?” “No, ho l’esonero per tutto l’anno” “Davvero? E come mai?” “Costituzione debole” Beatrice lo guardò dal basso verso l’alto con la testa reclinata e le sopracciglia storte. “Perché troppo esercizio fisico mi fa venire una sete tremenda”. Beatrice lo baciò veloce, senza che nessuno li vedesse. “Bene, allora ti porto in un posticino”

“Non è meraviglioso? L’ho scoperto il secondo anno” “Devo riconoscere che è stupendo, ma che volumi sono?” Thomas e Beatrice si trovavano nei sotterranei della scuola, erano entrati dalla piccola porta accanto agli spogliatoi della palestra e adesso erano di fronte ad una caterva di libri gialli ammuffiti. “Alcuni vecchi registri, vecchi compiti, dizionari e qualche libro meraviglioso dimenticato per sempre… Ne ho rubati un sacco” “Rubati?” “In effetti il termine giusto sarebbe salvati..Attento alla testa”. Si sedettero di fronte a quel cimitero di carta. “Io vengo qui per salvarli dal loro triste destino…Ho sempre creduto che i libri fossero eterni, a differenza delle persone, poi ho scoperto questo posto” “I libri sono eterni, Bea, potrai sempre affidarti a loro quando ne avrai bisogno” “Anche i vampiri sono eterni, fortunatamente” “Già” bofonchiò Thomas, poi le prese il viso e iniziò a baciarla dolcemente. Sopra le loro teste pendevano ragnatele e crepe ammuffite erano la cornice del loro idillio d’amore. “Ti amo” “Anche io, Bea, non sai quanto”. La ragazza sprofondò il viso nella maglia grigia del suo vampiro. ”Temo che la partita di pallavolo stia terminando, dobbiamo rientrare se non vogliamo finire nei guai” la avvertì Thomas accarezzandole i lunghi capelli neri. “Ok, prima però prendiamo questo” Beatrice si alzò, scostò una cassa piena di pezzettini di vetro e prese un libro che stava nascosto dietro. “Non ho mai avuto il coraggio di prenderlo, ma adesso mi pare il momento giusto”

“Così oggi non vi vedete?” “Forse stasera se non sono troppo stanca, gli ho detto che dovevo studiare francese con te” “Sì, già! Bea che palle non ci intendo un tubo” “Baudelaire è bello” “Baudelaire è morto” “Su questo non ti do torto” Driiiin. Driiiiiiiiiiiiiin. “Perché non rispondi?” “Oddio è la Sforza” “Oddio. Non rispondere” “No” Beatrice rifiutò la chiamata ed iniziò a tirar fuori i libri di letteratura e a spargerli sul tavolo come carte da gioco. Bzz.

“Sono due ore che ti aspetto. Non è questo il modo. E non capisco perché l’altro cellulare squilla ma non mi rispondi. Dove diavolo sei? Potevi almeno avvertirmi”
“Domani interroga a chimica?” “No, domani è il suo giorno libero” “Ah, bene, almeno non se la prenderà con noi” “Almeno..Dovrei rispondere?” “Certo che no..Ripetimi i simbolisti nella maniera più sintetica possibile” Bzz. “Sarà ancora lei?”
“Hey mia dolce principessa delle tenebre, stasera ho dei problemi ad uscire e domani non credo che verrò a scuola la mattina, ma domani pomeriggio sei mia, vero?”
“Fino alla mezzanotte, poi scade l’incantesimo e torno una zucca. A domani. Ti amo”

Image by Francesca Croci

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Alice Rugai

Alice Rugai

Alice Rugai è una giovane scrittrice fallita della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Pisa. Grafomane da sempre, ha pubblicato Romanticite con la casa editrice Aletti. Responsabile della sezione Arte e Cultura del quotidiano di moda online MIME, adesso è alla disperata ricerca delle parole giuste, se mai ce ne sono, in prosa. Appassionata di letteratura e di arti in genere, scaricatrice pirata compulsiva di film mezzi sconosciuti e period drama della BBC, spera di poter fuggire presto in erasmus nella patria dei teinomani. Come ogni Alice che si rispetti passa, ma non perde, la maggior parte del tempo fantasticando curiouser and curiouser. Convinta che recitare sia sinonimo di vivere, si intrufola nei palcoscenici da più di dieci anni e non sembra intenzionata a smettere.

 

francesca

Francesca Croci

Fracesca Croci, soprannominata Skellington per ovvie passioni, attualmente si dedica alla Grafica D’arte all’Accademia di Belle Arti di Carrara, è appassionata di cinema ed arte, di ogni tipo, i suoi miti sono Kafka, Bosch e Giger. Il suo principale difetto è la sua nevrosi e la sua compulsività; non si separa mai da penna e fogli.

Ama leggere, adora la cioccolata e gli insetti.