7 Dicembre 2019

Le Pen

 

Montanelli tempo fa diceva che “è impossibile stare a destra senza finire nel manganello”, che parafrasato e portato ai giorni nostri sarebbe: non ci sarà mai un centrodestra normale, maggioritario, che guardi a David Cameron, ed invece si andrà sempre e comunque verso il modello Le Pen-Salvini, minoritario e da eterna opposizione. Il grande Cav in questo senso ha rappresentato una bellissima quanto debole eccezione: ha mescolato le stramberie della Lega dei primi tempi con quella destra identitaria ed antimoderna che era l’Msi-An sotto la stessa bandiera, cioè quella della Rivoluzione Liberale. Il prodotto finale è stato il Pdl, ed è finita come sappiamo. Siccome però non siamo qui a chiacchierare di storia, ci chiediamo: quella destra che guarda a Cameron potrà mai esistere nel post berlusconismo ?
Molti ci hanno provato a parlare di destra moderna, vedi alla voce Gianfranco Fini ed Angelino Alfano, ed è finita com’ è finita: il primo è andato quasi a sinistra con percentuali da prefisso telefonico, il secondo è un parvenù siciliano in cerca d’autore, un burattino in mano a Matteo Renzi. Adesso ci sta provando un altro fenomeno, che è Corrado Passera, sul quale si evita di commentare: basta andare sulla pagina Facebook del fantomatico leader del grande partito “Italia Unica” e farsi quattro risate. Se 2+2 fa sempre 4, si capisce il perché Berlusconi è stato credibile quando parlava di libertà e questi altri non lo sono stati e non lo saranno mai: dipende dalla personalità politica, dipende da chi dice cosa. E’ inutile parlare di liberalismo, di riforme e di libero mercato se poi manca l’ariete da sfondamento, chiamiamolo anche il Matteo Renzi del centrodestra. Certo ragazzi,occhio, non si parla solo di leader, non si parla solo di avere il nostro Frank Underwood, sia mai, ma soltanto prendere atto che serve al centrodestra quel quid in più per poter finalmente proporre quella visione di un mondo libero ed anche,se vogliamo, simpatico che abbiamo tutti in mente.
C’è Salvini. Non stiamo qua a discorrere, come farebbero i professori liberali, di quanto Salvini sia di centrodestra o meno,liberale o meno: il Matteo Lombardo riuscirà a tenere in piedi una baracca così diversificata, dal Nord al Sud, tra ammiccamenti a Tsipras e coccole a Casapound? Non molto facilmente, ma bisognerà vedere nei prossimi mesi dove vorrà andare a parare : se continuerà ad arroccarsi modello 5 Stelle oppure si sposterà pian piano verso il centro.
Però c’è ancora il Cav: che fare? Certamente la generazione dei 40enni in Forza Italia, come Raffaele Fitto, ha il dovere politico di incalzare Berlusconi sui temi più importanti, fare pressing se serve: ma lo scontro frontale è funzionale? Forza Italia non ha i meccanismi di ricambio del Pd dal momento che non ci sono primarie: ricorderete tutti le percentuali che raggiunse il Pdl con Alfano segretario che tanto sbandierava primarie? Ecco, se Berlusconi se ne andasse domani il centrodestra maggioritario scomparirebbe all’istante: il popolo di Forza Italia vota per Silvio, si sa. Di far abdicare Berlusconi? Non se ne parla. E allora bisogna arrendersi così? No, certamente. Se i quarantenni hanno il dovere di dare scossoni al Cav, di proporre, di incalzare e di preparare il terreno e la classe dirigente per il futuro (Forza Italia, anche dopo Berlusconi, dovrà continuare ad essere il baluardo dell’unica idea vincente di centrodestra che c’è stata in Italia, anche solo per non far diventare “Il Giornale” filo renziano o salviniano),i ventenni che devono fare? Semplice: non fare gli osservatori. Non dobbiamo sindacalizzarci,ma stare al gioco, anche con i grandi, dobbiamo fare rete e cominciare a costruire adesso il nostro futuro,senza guardare al fantasmagorico “spirito del 94″: meglio guardare 20 avanti piuttosto che indietro. Anche perché sembra strano, ma forse toccherà proprio a noi, anche a partire dai comuni tanto bistrattati, ricostruire il centrodestra, ovviamente guardando a Cameron e non a Marine Le Pen.

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