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Un luogo di Pace al centro di Roma.

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Il 23 Giugno del  79 d.C. morì un imperatore di cui non tutti conoscono le imprese, anche perché oscurate spesso da quelle del figlio e da un evento drammatico che sarebbe accaduto di lì a poco. Sto parlando dell’imperatore Vespasiano, e certo non vi sarà sfuggito l’anno della sua morte: avrete pertanto già capito a quale evento drammatico mi sto riferendo, all’eruzione del Vesuvio, che distrusse oltre alla giustamente famosa Pompei, anche altre città, altri insediamenti meno conosciuti, come Ercolano, ma anche Stabiae (Castellammare di Stabia), Boscoreale, Oplontis e Nuceria.

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Ricostruzione del Forum Pacis.

Ma tranquilli, non voglio parlarvi di nuovo dell’eruzione (per il momento), perché a Vespasiano si devono due importanti opere pubbliche a Roma: il Forum Pacis e l’Anfiteatro Flavio. Oggi vi parlerò della prima, che è la meno conosciuta anche per la scarsezza dei resti visibili.

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Il complesso dei Fori Imperiali

Il Forum Pacis, o Foro di Vespasiano, in realtà non è un foro imperiale tradizionale, con lo schema tempio-piazza antista nte-botteghe: è un tempio dedicato alla Pace costruito tra il 71 e il 75 per celebrare la vittoria di Tito e Vespasiano sugli Ebrei, la conquista di Gerusalemme e quindi il dono della Pace fatto da Vespasiano al popolo Romano, come già aveva fatto Augusto con la dedica dell’Ara Pacis. Il Forum è collocato ai margini del Foro di Augusto, da cui sarà in seguito diviso dal Forum Transitorium di Nerva (che in realtà fu costruito da Domiziano, ma questa è un’altra storia): era un ampio recinto quadrangolare di 110×135 m sistemato a giardino con aiuole e fontane, circondato da portici su tre lati, mentre il lato frontale era scandito da colonne in marmo africano.

Il tempio vero e proprio, che si presentava modesto, esastilo senza podio, si trovava al centro del portico di SW, che appariva così dominato dalla grande facciata frontonata. La cella si trovava pertanto sul retro del portico, e al suo interno erano la statua di culto, collocata nell’abside, le spoglie del Tempio di Gerusalemme (il cosiddetto Tesoro di Salomone) e opere d’arte che Nerone aveva razziato in Grecia e Asia. A destra e sinistra del tempio erano una biblioteca e delle gallerie in cui erano conservate altre opere d’arte e, dopo l’età severiana, la Forma Urbis, grazie alla quale conosciamo oggi l’esatta pianta del tempio.

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Il Forum Pacis.

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Tempio della Pace, angolo NW.

E’ in effetti una pianta particolare, che si discosta dalla tradizione roman
a e i cui precedenti si trovano in Campania, dove lo schema del recinto colonnato con frontone al centro del lato di fondo sono frequenti sia nell’architettura pubblica che in quella privata. Un esempio, anche se successivo, può essere il mercato di Pozzuoli, mentre la Biblioteca di Adriano ad Atene è chiaramente un’imitazione del Templum Pacis. Nonostante il suo poco conservatorismo, quest’opera è considerata da Plinio, che invece conservatore lo era, uno dei tre edifici più belli che si potessero ammirare a Roma, insieme al Foro di Augusto e alla Basilica Emilia (Pln. Nat. XXXVI, 102)

Il foro fu distrutto nel 192 d.C. da un incendio, e venne ricostruito per volere di Settimio Severo: i resti di questa ricostruzione si trovano oggi inglobati nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano. A sinistra dell’ingresso della chiesa si trova infatti la cortina muraria in opus latericium risalente all’età di Settimio Severo e tra le finestre sono ancora i fori dei perni che sostenevano la Forma Urbis Severiana. Procedendo nel cortile della chiesa si nota un tratto di parete in blocchi di travertino e peperino sempre pertinente al Templum.

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Il tempio della pace oggi. Lato NW. Sullo sfondo, l’altare della Patria.

 

Fonti: Ward-Perkins, Architettura Romana